Social Media Censoring

Riprendo uno studio sull’utilizzo del web e del web 2.0 nella ricerca di lavoro mondo pubblicato da Kelly Service, multinazionale americana attiva nella fornitura di servizi per le risorse umane.

E’ una ricerca di mercato su un campione worldwide di 97.000 persone di 30 Paesi tra Asia, America ed EU, interessante perché adotta una segmentazione generazionale su cluster sociologici e non tecnografici :

- Baby Boomers: i figli del Boom economico dei 60’s, dai 47 anni su;

- Generazione X: gli adolescenti e i giovani degli anni 80, dai 30 ai 47 anni d’età;

- Generazione Y: gli under 30 con il web nel dna.

Il dato immediato è che gli Y, più degli altri, usano/hanno usato Internet per le ricerche di lavoro: il 31% dichiara di aver trovato lavoro grazie alle ricerche su portali web dedicati, mentre il word to mouth è stato il principale mezzo per trovare lavoro per X e BB. Ad oggi, parrebbe bassissima la percentuale di chi ha trovato lavoro grazie ai social network, ma il trend è in evoluzione, in quanto il 25% del campione intervistato conduce su di essi le ricerche per una nuova occupazione.

Tra gli output più significativi, emerge una preoccupazione trasversale: i social network, intesi come spazio libero di conversazione, possono risultare compromettenti per la carriera.

Il 26% degli intervistati si mostra infatti preoccupato che conversazioni via web possano essere negative per la carriera. I meno preoccupati (22%) sono i BB, i più preoccupati (28%) gli Y.

Emerge una consapevolezza della promiscuità dei social network: visti originariamente come spazio di conversazione aperta, con una privacy relativamente limitata, portano il 36% degli intervistati ad “autocensurarsi” nelle proprie conversazioni, temendo eventuali ripercussioni negative sulla carriera, anche indirettamente conseguenti dalla rete di relazioni personali intrecciate.

Questa autocensura sembra essere più forte sugli Y (36%). che per età sono sulla via dello sviluppo professionale, anche se resta elevata tra gli X (33%) ed i BB (30%).

Se la conversazione non è libera, l’opinione può non essere sincera: un campanello d’allarme per gli esperti di social media monitoring ?

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