Essere trasparenti in azienda è difficile, ma ne vale la pena.

In azienda il risultato è dato da una sequenza di processi e quando manca coordinamento si rende al pubblico un servizio di scarsa qualità. Si creano inoltre situazioni in cui far notare mancanze ed errori produce resistenza da parte di chi è abituato a non vedersi addebitata alcuna colpa, mai. Allora che fare? Tracciare e mettere in evidenza chi sbaglia oppure cercare di gestire la situazione coprendo la magagna? Personalmente la mia scelta è stata di tracciare e mettere in chiaro magagne da tempo note ma sempre sottaciute per il quieto vivere in fabbrica.

Intendiamoci, tracciare non per punire, ma per imparare dagli errori, che puntualmente si ripetono in maniera spesso inaccettabile. Com’è possibile migliorare se non ci si rende conto di dove sia l’errore? E non è detto che l’errore sia da parte di addetti, spesso è un errore di progettazione, cosa che ovviamente non fa piacere a progettisti lontani dalla realtà. Incoraggiare questo genere di trasparenza dovrebbe essere uno dei primi obiettivi in un’azienda virtuosa, invece è singolare quanto sia difficile prendere l’iniziativa in questo senso, ancora oggi.

Nella mia esperienza personale, essere trasparenti nell’immediato provoca qualche tiro mancino dai colleghi più esperti e smaliziati. Ma presenta il vantaggio di renderti terzo rispetto ai vari gruppi contrapposti presenti all’interno dell’azienda, una posizione di forza che ho potuto utilizzare per essere percepito come arbitro imparziale nell’interesse del miglioramento del processo produttivo. In quanto terzo, io ho potuto dire tutto a tutti senza suscitare polemiche eccessive. Sono convinto che in questo modo si possa introdurre una cultura del risultato, spesso assente.

Purtroppo è più facile aderire ad un gruppo ed assecondarne gli interessi per non rischiare di inimicarsi figure chiave. Allora la domanda è: quanto sei disposto a combattere per vincere la resistenza di chi ha qualcosa da perdere con un maggior grado di trasparenza? E se mi chiedi se ne vale la pena ti dico di si, uniformarsi ad uno status mediocre ed inaccettabile alla lunga rende profondamente infelici.

Postato 12 settembre, 2010 in Dentro l'azienda.

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4 commenti

  1. Sono sorpreso dalla mancanza di commenti su questo tema che va a toccare la gestione delle decisioni, dei team e i rapporti interpersonali sul posto di lavoro.
    Si vede che i lettori sono tutti d’accordo su un tema così tribale che ha risvolti non indifferenti nei risultati e nella percezione della azienda.
    Azienda che, per sopravvivere deve continuare a snellire i suoi processi rimiscelando talenti e competenze.
    Un sincero bravo ad Antonio.

  2. Antonio scrive:

    Grazie Andrea, è che in questa fase c’è divergenza tra l’interesse dell’azienda di reinventarsi per sopravvivere e quello di chi cura esclusivamente i propri orticelli. Un tempo ce lo si poteva permettere, tanto le inefficienze venivano addossate al futuro, è dura cambiare la mentalità di chi è stato formato in un certo modo… ed il contrasto stride tanto più ora che il futuro è qui.

    grazie del commento e della tua fedeltà di lettore :)

    PS: come sta andando con l’utilizzo di widget sul tuo sito??

  3. Digressione

    1. non siamo più competitivi perchè tendiamo alla rendita di posizione quando tutto intorno sta cambiando alla velocità della luce. Primo risultato: i ricavi sono fortemente inferiori al passato, i margini strettissimi o addirittura scompaiono.

    2. il nuovo paradigma lavorativo non può che essere all’insegna del cambiamento perchè la rendita di posizione fa morire le aziende e la loro attività.

    3. sentire il frizzante piacere e la curiosità di sviluppare la propria professionalità nel cambiamento continuo: oggi faccio un lavoro diverso da ieri con altre e nuove professionalità.

    4. E’ meglio sentirsi un burocratico fantozzi o partecipi attivi del cambiamento?

    Ieri quando c’erano cambiamenti si rivoltava tutto: esempio? Quando la Zanussi elettrodomestici diventò parte di Electrolux, la nuova gestione licenziò tutto il vecchio management. Altrettanto ha dovuto fare Marchionne… ed è ancora a metà del guado.

    Ma non c’è bisogno di rivoltare il secchio, basterebbe implementare la Lean Organization: basta documentarsi un poco per capire che è la sola via di uscita.

    Fai il martello, mi raccomando, senò la “cupola degli orticelli” ti affosserà pian piano…. lavorando sottotraccia. Sono dei temibili nemici.

    Auguri
    Andrea Paravicini
    p.s. Widget vanno come dei razzi: solo quelli su Yahoo sono arrivati ad essere scaricati oltre 14.000 volte…. (http://widgets.yahoo.com/search/?q=manager.it&s=rel&os=win&p=1 )

  4. Antonio scrive:

    Concordo con la definizione “cupola degli orticelli”. Grazie del tuo contributo Andrea, e complimenti per la performance delle vostre widget!!
    un saluto

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