4 Strategie per il Social Web

Larry Weber nel suo libro Marketing to Social Web individua 4 canali di marketing specifici per il Social Web, a cui associa altrettante strategie possibili. Vediamole:

  • The Reputation Aggregator Strategy: questa strategia risponde alla domanda “come mi comporto con i motori di ricerca?” ed aggiungo con tutti quei siti che fanno da gateway di contenuti verso la rete? Posso adottare tutti i trucchi del SEO per migliorare il posizionamento “naturale”, ovvero non favorito da spazi a pagamento; oppure posso “affittare” una cinquantina di parole chiave su google o yahoo per un certo periodo e conquistarmi così un pò di visibilità più velocemente. Oppure pianifico un mix di entrambe? Nel mondo non virtuale questo canale ha un approccio simile se ci pensi a quello degli elenchi, come pagine gialle, la guida monaci per il b2b, ecc. In questa strategia rientrano a mio avviso anche i siti di bookmarking come Digg, StumbleUpon, Reddit, ecc.
  • The Blog Strategy: Il Blog è assimilabile ad un quotidiano, per la freschezza dei contenuti, con possibilità estese anche ad altre forme oltre al testo, penso al podcast, ai video e alle immagini. L’obiettivo qui è creare una presenza web con contenuti rilevanti, interessanti, capaci di attrarre visitatori, nel tentativo di coinvolgerli in una discussione e creare i presupposti per una e-community fidelizzata. E’ quindi importante che chi fa un blog professionale abbia in mente un modello di organizzazione e produzione di contenuti simile alla redazione di un giornale. Anche in questa categoria, ma ovviamente ad un livello diverso, farei rientrare i servizi di microblogging come Twitter, di cronaca vissuta (ovviamente non vale il discorso sulla mini redazione).
  • The e-community Strategy: Qui il discorso si fa più sottile. Una e-community è un sito finalizzato ad aggregare persone intorno ad un brand, ad un prodotto specifico, ad un contenuto di tipo professionale molto specifico, ecc. Per questo motivo chi scrive è un professionista riconosciuto oppure un membro di una redazione chiusa. L’”uomo comune” può commentare, scrivere lettere alla redazione, ma non può postare. Ad esempio vedi la e-community legata alla rivista FastCompany, o i siti di approfondimento medico come DrKoop, ecc. Continuando il parallelo con i media tradizionali, sia per modello di business (iscrizione, sottoscrizione, abbonamento a pagamento,ecc.) che per profondità e qualità dei contenuti la e-community assomiglia ad un magazine, ovviamente multimediale. La domanda quindi è: alla nostra azienda può servire creare una o più community con dipendenti, fornitori, clienti e servirle con contenuti rilevanti senza diffondere troppi segreti? Ed i programmi di loyalty sono e-community? Di solito si anche se i più avanzati assomigliano sempre più a social network. Dipende da quanto controllo sull’informazione l’azienda è disposta a perdere.
  • The Social Network Strategy: Anche in questa opzione l’obiettivo è aggregare contatti, con la differenza che anzichè mettere esplicitamente al centro il prodotto o il brand ci si focalizza sulle persone, infatti si chiamano siti “people focused”, promuovendo persone in relazione ad uno specifico bisogno.

    L’altra grande differenza con la e-community è che nel social network i contenuti sono interamente generati dagli utenti ed ogni membro può contattare direttamente altri membri attraverso la stessa piattaforma. Per questo ma anche per le modalità di gestione ed animazione il social network assomiglia molto ad un circolo, un’associazione, un club, una lobby virtuale. E si presta davvero bene al discorso di organizzazione politica e democrazia (un pò più) diretta. Un luogo pubblico dove soddisfare il bisogno primario di presentarsi al mondo ed incontrare persone affini, entrando in contatto diretto e scambiando idee senza filtri sui contenuti. Facebook, MySpace, YouTube, MyBlogLog, ecc. si basano su questo.

    La comunicazione è quindi molto meno controllabile rispetto alla e-community o a blog, o qualsiasi altra cosa moderata. Se sono un’azienda non posso fare il social network del mio prodotto, sarebbe una e-community, ma potrei fare il social network relativo al bisogno che il mio prodotto esprime. Ad esempio nel settore medico è possibile un social network in cui ciascuno racconta la sua esperienza e la mette in comune, oppure se vendo palloni da calcio potrei fare il social network centrato sul calcio, dove chiunque esprime la propria opinione sul calcio o se vendo prodotti per neonati posso fare il social dove neo mamme raccontano la loro esperienze e in cui donne non legate all’azienda si scambiano informazioni. KLM ha fatto ClubChina e ClubAfrica basandosi sul bisogno dei propri clienti di entrare in contatto con persone con cui condividono gli stessi itinerari, lasciando che potessero conoscersi e scambiarsi consigli su posti, ristoranti, addirittura programmarsi il viaggio insieme. Ci sarebbero tanti esempi possibili ma mi fermo qui altrimenti riempio tutto il rullo…

  • 2 commenti

    1. Molto interessante per quallo che voglio fare io in azienda, http://www.aemproduction.com

      Ciao.

    2. grazie… ti auguro di riuscirci con successo.

      ciao, antonio

    Vuoi dire la tua?