Meglio trasversalità o verticalità?

Uno dei temi organizzativi legati all’innovazione è a mio avviso nella scelta tra governare una serie di verticalismi o se creare strutture, percorsi di carriera e mentalità trasversali. Quindi tra verticalità o trasversalità. Nella verticalità si cerca di salvaguardare il ruolo delle “famiglie professionali” presenti all’interno di un’azienda o società. In questo modo si crea una successione basata sull’appartenenza alla stessa famiglia professionale, si limitano i contatti tra famiglie diverse, di solito riservati ai leader, si enfatizza un sentimento di appartenenza anche positivo, ma che non favorisce il cambiamento, non favorisce la messa in discussione di certi principi che magari possono sembrare scontati agli interni, ma che sembrano assurdi a chi non ne fa parte.

Certo l’enfasi sull’innovazione, ma ancora prima sulla qualità e sulla centralità del cliente ha rotto molti muri, creando sostanzialmente il terreno per l’affermazione della trasversalità come esperienza di carriera e di gestione organizzativa. Essere trasversali significa avere un bagaglio di competenze e di esperienze ampio, legato a molteplici ambiti e situazioni, che pone l’individuo in grado di sperimentare ed adattare a contesti diversi soluzioni apprese avendo visto e frequentato “altri mondi”.

Ma allora perchè nonostante sia meno evoluta la verticalità ha tanto successo? Perchè è più facile da attuare. A parte i retaggi storici, essere verticali significa attuare il famoso “divide et impera”, facile da ritrovare in contesti o aziende molto grandi e complesse. Essere trasversali invece è più difficile, implica che i leader sappiano farsi accettare pur se non appartenenti al contesto, implica doti di comunicazione ed una sensibilità non facile da trovare. Essere trasversali è una forma più evoluta di management, e per questo ha bisogno di gente di qualità, non di burocrati formatisi alla scuola del verticalismo.

La trasversalità è però condizione per l’innovazione. Lo dice Frans Johansson nel suo Effetto Medici:

…Le idee migliori e più innovative hanno origine nell’intersezione tra concetti, culture e stimoli differenti. Lo aveva già compreso la grande famiglia fiorentina dè Medici che, circondandosi dei migliori artisti e scienziati, contribuì al fiorire del Rinascimento, una delle intersezioni per eccellenza, epoca di grandi invenzioni e di uno straordinario sviluppo culturale in Europa.

Purtroppo quello che dice Johansson riguarda l’Italia di molti secoli fa, oggi il nostro paese è fondato direi sui verticalismi e non a caso non riesce ad innovare e ad innovarsi. Le nostre filiere mentali sono troppo legate al settore di cui ci occupiamo, al modo di fare convenzionale, mi fermo al mio pezzettino, si è fatto sempre così, ecc.

Al di là dei proclami sterili manca una chiara scelta di trasversalità. Anzi io sento che la trasversalità viene osteggiata, denigrata e confusa con la tuttologia. Non è così. Non devo per forza conoscere nel dettaglio la genesi della microfibra o il funzionamento di tutti i macchinari e tutti i processi di un settore per comprendere se qualcos’altro può essere adattabile o se un’applicazione vista in altri contesti può essere utile e generare business.

La trasversalità è la chiave dell’innovazione e se da noi c’è un problema è proprio il rifiuto di essa in nome del verticalismo, sinonimo di corporazioni, oggi trasformatesi ormai in “caste”.

Postato 9 maggio, 2008 in Innovazione, Progettare, Social Business, Strategie.

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2 commenti

  1. gli articoli di questo blog sono sempre molto interessanti. complimenti!
    Le idee sull’innovazione, la trasversalità sono un passo avanti e sarebbero ossigeno e una marcia in più per molte pmi attualmente immobili, statiche, verticali e “ingessate”.
    ciao

  2. Antonio scrive:

    Grazie! che dire… anche il tuo blog è molto interessante. Queste idee sarebbero ossigeno non solo per le pmi, ma per tutta la società… per questo a parte scrivere stiamo cercando con alcuni amici di organizzare qualcosa di concreto… se parte ti farò sapere, così mi dirai cosa ne pensi!
    a presto
    Antonio

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