Il Grigio e il Reduce – Il regno dell’AppuloTroll

Il Regno dell’AppuloTroll

Il Magazzino era un luogo assai strano, qui gli anni non passavano mai, si sovrapponevano e coesistevano in armonia. Gloriosi resti di nostalgiche locandine promozionali di multicolori biglietti fuori corso di morbidi trenini di gommapiuma, tutti insieme a gremire gli scaffali fino all’altissimo soffitto, da dove alcune sparute fenditure lasciavano filtrare i pallidi raggi di un sole sempre impolverato.

Era questo l’avanposto del Reduce, dacché il suo operato nella Terra dei Papi gli era valsa la condanna all’eterna non vita professionale: un non luogo per una non vita , dono dell’Azienda e della sua insuperabile ironia.

Al tempo dell’investitura, il Grigio commosso gli aveva elencato tutti i miseri tesori che vi giacevano, poi aveva accennato ad un’oscura presenza, innocua quanto furtiva, organica quanto immateriale. Più volte nel corso dei suoi sopralluoghi gli era sembrato di sentire qualcosa attorno a sé, strani soffi di vento gelido riflessi come di mille occhi ombre che si rincorrevano dietro ogni angolo, ma attribuiva quelle sensazioni alla consueta eco dei suoi pensieri inquieti.

Fu solo quando il messaggero consegnò i Plichi del Tempo che lo vide, ectoplasmatico tra le balle di cartone: un Appulotroll, il Magazzino era abitato da un Appulotroll !

A differenza dei più noti Troll abitanti delle foreste del nord Europa, gli AppuloTroll erano una specie insediatasi secoli addietro nella Terra degli Ulivi, luogo assai congeniale ove nascondersi e celare l’atavico terrore verso ogni forma di lavoro. Dopo secoli di lotta contro il popolo dei Grigi, avevano accettato di diventarne gregari in cambio dell’ozio vitalizio e così si era convenuto che ogni Grigio avesse il suo Appulotroll personale, per sempre.

Alla sua vista, il Reduce capì subito che si trattava di un magnifico esemplare: quattro dita per ciascuna mano, quattro per ciascun piede, coda folta e pelosa, naso lungo e ruvido, radi capelli brizzolati. Corto, magro ai limiti dell’evanescenza, di età indefinibile, i suoi occhi chiari irradiavano la luce di mille Primavere. Nudo, indosso solo uno splendido Montgomery beige infinitamente grande per la sua modesta taglia, al collo una sciarpa rossa fiammante.

Bella la tua sciarpa, fece il Reduce per stabilire un contatto, ricordo che il rosso è il colore preferito della tua specie.

L’Appulotroll fu preso dal panico, cominciò ad arrossire a tremare a singhiozzare a soffiare dalle narici. Era spaventato a morte.

Come il Reduce mosse un passo verso di lui, balzò sullo scaffale più alto e da lì prese a tirargli contro pile di carte taglienti come lame. Non voglio lavorare, urlava, non voglio lavorare, il Grigio mi ha venduto a te, ma non può farlo, io non voglio lavorare, io voglio vivere.

Il Reduce, veterano di infinite guerre, fu fulmineo: piegò il busto in avanti per schivare le carte, poi afferrò le basi dello scaffale e lo rovesciò.

L’Appulotroll cadde su un cartone pieno di trenini di gomma e rimase lì, raggomitolato intontito e indifeso.

Il Reduce prese la sciarpa rossa impigliata tra la ferraglia, la spolverò e sorridendo gliela porse.

Alzati Appulotroll, disse, io sono il Reduce, governerò questo luogo nel rispetto di te e della tua specie, e rispetto, non lavoro, è quello che ti chiedo in cambio.

L’Appulotroll emise un gridolino di giubilo, si alzò e incurante delle sue nudità prese a saltellare felice.

Il Reduce aveva un nuovo amico.

Postato 20 dicembre, 2007 in Trends.
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3 commenti

  1. Cinzia Coratelli scrive:

    ma come sono contenta di tornare a leggerti bravo….

  2. auguroni di buone feste
    andrea

  3. grazie, auguroni anche a te, andrea.

    antonio

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