Perchè è difficile innovare?

Riprendo questo tema da ciò che si è detto nel convegno dell’APCO sulla continuità d’impresa. Lo metto in un post a parte perchè mi sembrano spunti così interessanti da meritare uno spazio ad hoc. In particolare faccio riferimento all’intervento di Alessandro Garofalo, Presidente della Agenzia per lo Sviluppo della Provincia di Trento. La domanda sta già nel titolo, ovvero perchè è così difficlie innovare? Ecco alcune risposte date dallo stesso Garofalo:

1) Perchè aumenta la complessità. Fuori dalle frasi fatte vuol dire che oggi le variabili da governare e di cui tener conto per prendere decisioni sono in numero maggiore che in passato.

2) Innovare è frutto di disciplina e metodo. Molto spesso si enfatizza il momento creativo che pure c’è, ma che non rappresenta più del 10% del lavoro dell’innovatore. Il restante 90% è… un mazzo così tutti i santi giorni.

3) Mancano indicatori dell’intangibile. Come misuro in termini economici l’impatto negativo sui ricavi ad esempio di processi errati, o della mancata o insufficiente comunicazione interna? Come calcolare i danni della mancata qualità di gestione? E’ importante perchè normalmente si decide di cambiare solo quando si ha un problema. Per questo, Garofalo dice che senza indicatori chiave dell’intangibile non ci sono evidenze dell’esistenza di un problema, quindi non si innoverà. No indicatori, no problemi evidenti, no innovazione.

4) non si innova perchè non è la vera priorità, ovvero a causa della mancanza di indicatori di cui al punto precedente non si avverte l’urgenza del cambiamento.

5) Non si innova perchè c’è troppa cultura di breve periodo. L’idea che concentrarsi solo sull’operatività stretta, privilegiando i fatturati a breve, non si sposa con l’innovazione, che è un processo di medio termine. Spesso bisognerebbe insegnare agli imprenditori a “staccare” dall’operatività quotidiana, prendendosi il tempo di riflettere con calma anzichè buttarsi in decisioni affrettate quanto rischiose.

6) E’ difficile innovare perchè c’è una scarsa capacità di project management, che non vuol dire saper fare un Gantt o un Pert, ma vuol dire avere la capacità di condurre, di far funzionare team di lavoro rispettando tempi e contenuti.

7) Assenza di interdisciplinarietà. Si innova attuando un approccio caleidoscopico, con team composti da varie professionalità e varie “anime”. Ad esempio è importante avere in squadra almeno quattro tipologie di personalità:

  • un visionario, capace di vedere oltre, magari salendo sulle spalle di qualche gigante,
  • un contaminatore, capace di riprendere e riadattare pratiche e soluzioni viste altrove, in altri contesti;
  • una persona in grado di stupirsi per il nuovo, qualcuno che non abbia perduto la capacità di incantarsi;
  • un project manager, colui che tira le fila e detta i tempi del progetto.
  • Un pò project manager, un pò trend setter, questo può essere l’identikit del moderno innovatore.

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