L’ innovazione è la chiave per il successo in un’epoca di ultra-competizione come la nostra. Ma come si realizza? Una recente ricerca di Booz Allen Hamilton sulle top 1.000 aziende per spesa in ricerca e sviluppo ha dimostrato come, tranne poche eccezioni, non ci sia una correlazione tra la spesa in R&D ed i risultati. Quindi non è la spesa in sè che conta, ma il processo di gestione dell’innovazione che fa la differenza. Puoi avere i tecnici e gli scienziati migliori del mondo ma non basta, la differenza la fa il modo in cui gestisci il talento.
E’ la corretta gestione dei talenti che porta risultati. Per fare questo occorre disciplina e decisione, cose non semplici da trovare nelle aziende italiane di oggi.
La grande enfasi sulla velocità rende indispensabile parallelizzare il lavoro e le idee di personale appartenente a differernti reparti, specie nelle grandi aziende. Ecco perchè la logica dell’orticello e dei progetti nel cassetto, tanto presente in Italia (ancora oggi purtroppo!) non può più funzionare. Le idee migliori vengono dall’interazione di persone con differenti background su problemi pratici relativi a funzioni d’uso e processi.
Ecco allora 5 principi guida per organizzare l’innovazione:
Non c’entra quanto spendi in totale, quello che conta è come gestisci i talenti, come motivi il personale a partecipare con le proprie idee. L’innovazione è fatta di persone. Questo nelle grandi aziende italiane manca drammaticamente, lo vedo tutti i santi giorni, sulla mia pelle. Le persone serie vengono troppo spesso lasciate ai margini, in favore di chi si sa “muovere” meglio. Sfido io che dopo vent’anni diventano demotivate! Eppure ci sarebbero tante idee su cui scommettere!
In conclusione e per inciso, queste indicazioni provengono da Jonathan Schwartz, CEO e presidente di Sun Microsystems.


Leggendo questi 5 principi riflettevo su come il web li tenda a portare all’estremo.
Attraverso blog community e quant’altro sono diretamente i consumatori ad avere la possibilità di parlare con i dirigenti e il numero di occhi si moltiplica esponenzialmente ; )
Hai perfettamente ragione. Il web specie negli ultimi anni sta fungendo da grande piattaforma per instaurare un dialogo fino a pochissimi anni fa impensabile.
Speriamo che i dirigenti vogliano ascoltare ed accettare il grado di trasparenza che l’adozione di community vere comporta. Oggi purtroppo non è ancora così, ma cambierà!
Grazie per aver scritto e a presto!
io credo chele potenzialità per cambiare ci siano, a patto di dimostrare un reale rispettto per le persone.
Grazie a te per il blog, impagabile davvero ^^
Le potenzialità per cambiare ci sono tutte, davvero.
Non è ancora così perchè in molti casi i dirigenti di oggi hanno un’altra mentalità, vengono da un’altra epoca e sono spaventati da tutte queste novità. Inoltre nutrono un grandissimo rispetto per le poltrone più che per le persone, puro istinto di conservazione.
Lo strumento community in molti casi viene temuto, si ha paura di dialogare davvero, meglio la torre d’avorio…
Cambiare dipende da noi, da quanto sapremo rompere questa logica, da quanto coraggio avremo nel dissentire da dirigenti conservatori, anche mettendo a rischio la propria carriera professionale…
Rimani in contatto!!
Probabilmente, il cambiamento ci sarà. Quando la dirigenza di una società si renderà conto che una parte delle risorse destinate al CRM possono essere investite nelle community invece che nei call center.
Questo porterebbe un fenomeno-volano:
i dipendenti (soprattutto neolaureati) che normalmente devono svolgere un lavoro tedioso e poco produttivo con il telefono come unico strumento di comunicazione, attraverso l’inserimento attivo in task force per lo siluppo delle community pro azienda otterrebbero maggiori risultati e vedrebbero la loro posizione riqualificata e sicuramente, grazie agli stimoli reciproci che la community produce, potrebbero sviluppare nuovi modelli statistici e strumenti per la produzione a costo ridottissimo per l’azienda. L’autoformazione è un’arma potente, se saputa utilizzare.