Secondo uno studio del NPD Group dello scorso autunno e riportato da Businessweek , 1 uomo su 4 in USA ha acquistato capi di abbigliamento realizzati con smart fabrics. Si tratta di capi con tessuti trattati in modo da resistere ad umidità, freddo, macchie, ecc.
La scelta di sviluppare capi con smart fabrics viene spiegata dal responsabile della ricerca NPD che dice: “There’s not enough separation in the industry, and technology can be a way to distinguish oneself.”
Nel pdf qui sotto una panoramica del settore del gennaio 2006 che riassume tendenze e tecnologie in atto. Ma oltre a questo ecco le ultime novità…
In un mercato sempre più competitivo l’uso della tecnologia nel tessile può essere un punto di differenziazione rispetto agli altri.
Questa considerazione sembra centrata, infatti sempre più brand del fashion e dello sport stanno investendo in questo campo. La tendenza sembra essere quella di realizzare linee di prodotto appetibili ad un pubblico “da città”. Non più solo sport estremo o sport di lusso (vedi Zegna). Brand come LL Bean’s, Brooks Brothers, Nordstrom, Hugo Boss, hanno tutti lanciato capi realizzati con smart fabrics. Anche il nuovo brand giapponese Uniqlo, concorrente molto insidioso per The Gap e Benetton e che recentemente ha aperto uno store a New York, ha dichiarato di essere pronto a lanciare una collezione di street-wear high tech.
Ecco infine alcune aziende (piccole) produttrici e licenziatarie di smart fabrics che lavorano con i brand sopra citati:
Alla NPD dicono che in 5 anni quasi il 50% dei capi sarà realizzato con smart fabrics ed inoltre brand, distribuzione e provider tecnologici sembrano aver trovato un’intesa, almeno in alcuni mercati. Avremo a breve smart fabrics di massa?

