Wearable, una sfida per i designer

la wearable jacket Pioneer

Il settore della “tecnologia indossabile” (wearable technology) è ormai una realtà, molto più di quanto si pensi. Basta girare un pò per accorgersi di cuffie dell’ iPod che spuntano dal bavero di giacche e cappotti, di cellulari e palmari che ormai popolano le nostre tasche in maniera sempre più invadente, per non parlare degli auricolari Bluetooth che alcuni indossano orgogliosamente e li fa assomigliare a dei veri e propri cyborg. Ovviamente è solo il primo passo verso un’integrazione ancora più spinta, dove la tecnologia a detta degli esperti potrà essere integrata direttamente nel tessuto dei capi di abbigliamento che indosseremo. Ma siamo sicuri che sia la strada giusta?

Io credo negli smart textiles e nell’innovazione tecnologica applicata al tessile in generale, ma spesso ci sono approcci troppo incentrati sulla tecnologia, con il risultato di avere tanti prototipi avanzatissimi ma spesso inutili. L’esperienza insegna, ogni volta che i designers sono partiti dalla tecnologia anzichè dai bisogni reali del consumatore il prodotto è fallito. Allora di cosa si deve tenere conto per realizzare un prodotto che possa avere chances di successo? Di seguito alcune brevi considerazioni secondo me valide, ancorchè assolutamente non esaustive:

  • 1 – L’approccio “Hands free” è suggestivo ma non sempre funziona
    L’approccio Hands Free si fonda sull’assunto che la tecnologia debba funzionare lasciando libere le mani il più possibile, il che implica necessariamente l’integrazione completa del device tecnologico nel capo d’abbigliamento. Ma non sempre la scelta di integrare la funzionalità tecnologica nel tessuto è la cosa giusta;
  • 2 – Abiti e tecnologia hanno costi e cicli di vita diversi
    un abito viene disegnato in pochi mesi, prodotto per una stagione, ed il suo utilizzo varia di solito a pochi mesi a pochi anni. I prodotti High Tech come lettori mp3, cellulari o palmari vengono concepiti in un anno o poco più, prodotti nel giro di altrettanti mesi e utilizzati in media per tre anni o poco più. Se provate ad integrare i due prodotti bisogna riconciliare i rispettivi cicli di vita. Si potrebbero ottenere abiti con funzionalità elevate, ma venduti ad un prezzo proibitivo. Banalmente, un consumatore difficilmente sarà disposto a pagare un prezzo simile a quello di un PC ogni volta che acquista un giubbotto. Dal canto suo anche il produttore avrebbe sicuramente delle difficoltà a trasformare una linea produttiva che sforna nuovi modelli in 3-6 mesi in una che produce nuovi modelli ogni 2 anni.
  • 3 – Abbiamo un abito per ogni occasione, può essere lo stesso per un mp3?
    Se un lettore mp3 fosse integrato in una giacca in modo permanente, il consumatore dovrà usare quella giacca ogni volta che vorrà ascoltare il suo lettore mp3. Oppure dovrà comprare più lettori mp3. Quindi, dal momento che indossiamo tipologie di abiti diverse a seconda delle occasioni e delle circostanze, si può concludere che o il capo di abbigliamento diventa il più versatile possibile oppure la tecnologia deve diventare talmente poco costosa che sia pensabile avere tanti lettori mp3 quanti sono gli abiti del proprio guardaroba.
  • Detto questo il designer di prodotti “wearable” deve chiedersi:

    – Qual’è il motivo per cui il device tecnologico deve essere indossabile?
    – In relazione al bisogno da soddisfare, sarebbe più funzionale integrare la tecnologia nel tessuto in forma permanente o sarebbe meglio renderla portatile?

    Il design di nuovi prodotti dovrebbe partire dalla soluzione di un problema o di un bisogno esistente, ed usare la tecnologia solo quando è la migliore soluzione possibile.

    Postato 28 novembre, 2006 in Innovare.
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    2 commenti

    1. Ottavio Baldi scrive:

      Vero! L’ultima parte dell’articolo mi ha fatto pensare ad un problema fondamentale…
      Spesso si legge sui paper di ricerca che l’utilizzo di sistemi “portatili” o rimovibili sia uno stadio di ricerca “primitivo” e rischia di essere preso poco in considerazione a vantaggio di tecnologie più avanzate.
      Ma leggendo questo articolo e vedendo la situazione dal punto di vista del consumatore finale, il primo tipo di tecnologia sembra nettamente preferibile.
      Ammenochè appunto lo sviluppo sia talmente veloce ed efficiente da assicurare prezzi accessibili, ma questo mi sembra ancora lontano di almeno 20 anni se non di più…

    2. Antonio scrive:

      Ciao Ottavio, grazie per aver scritto… Rimani in contatto!

      Antonio

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