Dream big (by Adidas) e Bootcamp (by Nike) puntano sul coinvolgimento

10/5/2008 - Antonio

Si avvicina Euro 2008 e si intensificano le campagne a tema sul calcio. Due tra i brand più famosi (Adidas e Nike) affrontano il tema in modo diverso ma puntano entrambe sul coinvolgimento attivo della loro audience. E’ il trionfo del coinvolgimento e della creazione di esperienze uniche come elemento principale nella costruzione e nel potenziamento dell’immagine del brand. Questo per me coincide con l’essenza del social networking.

Prendi Nike con BootCamp: ricalca lo schema di Nike Plus, partendo dal cliente come individuo e come atleta, stimolando la partecipazione attraverso un training personalizzato che promette di elevare le performance del 30%. Ti ci appassioni e rimani incollato per qualche tempo, ed inoltre puoi condividere le tue performance con altri iscritti al programma. Non è un tentativo di costruire un social network?

Adidas invece parte dal gruppo, realizzando il sogno di ragazzini qualunque in posti lontanissimi dal grande calcio di allenarsi insieme a Kaka o di essere guidati da Mourinho. Non assomiglia ad un incoraggiamento per creare gruppi rappresentativi di squadre marginali in giro per il mondo da legare nel tempo in un social network a tema?

Se le aziende cominciano a pensare al cliente come parte attiva di un’esperienza allora vuol dire che piano piano si arriverà a coinvolgerli nella creazione di nuovi prodotti, realizzando il paradigma della co-creazione, che è sempre una dimensione del coinvolgimento.

Il trend che osservo vede brand sempre più desiderosi di avvicinarsi alla base di clientela anzichè cercare di educarla dall’alto, dalla torre d’avorio degli uffici marketing…. e mi pare un trend osservabile in molti campi della vita sociale ormai.

In seguito a questo, coinvolgimento diretto del cliente non serve più solo come strategia di PR, ma investe tutta la comunicazione e viene usata non solo per fidelizzare, attraverso secondi contatti, ma come strumento di awareness.

Infine, osservando le meccaniche promozionali, le modalità di gestione, l’uso del web e dello schema del social network, mi pare che le campagne, specie quando assumono la forma di “seasonal plan”, siano sempre di più simili a veri e propri programmi di loyalty. Ad esempio in Bootcamp o in Nike Plus non hai i classici punti premio ma i tempi di corsa o le performance in allenamento sono la “moneta informativa” che lega il cliente al programma e che consente di premiare i più assidui.
Direi che campagne pubblicitarie e programmi di loyalty tendono a coincidere quando si sceglie di adottare il meccanismo della costruzione di network. E molti programmi di loyalty tradizionali, se non adottano schemi da social network, rischiano di essere superati da questo format.

Meglio trasversalità o verticalità?

9/5/2008 - Antonio

Uno dei temi organizzativi legati all’innovazione è a mio avviso nella scelta tra governare una serie di verticalismi o se creare strutture, percorsi di carriera e mentalità trasversali. Quindi tra verticalità o trasversalità. Nella verticalità si cerca di salvaguardare il ruolo delle “famiglie professionali” presenti all’interno di un’azienda o società. In questo modo si crea una successione basata sull’appartenenza alla stessa famiglia professionale, si limitano i contatti tra famiglie diverse, di solito riservati ai leader, si enfatizza un sentimento di appartenenza anche positivo, ma che non favorisce il cambiamento, non favorisce la messa in discussione di certi principi che magari possono sembrare scontati agli interni, ma che sembrano assurdi a chi non ne fa parte.

Certo l’enfasi sull’innovazione, ma ancora prima sulla qualità e sulla centralità del cliente ha rotto molti muri, creando sostanzialmente il terreno per l’affermazione della trasversalità come esperienza di carriera e di gestione organizzativa. Essere trasversali significa avere un bagaglio di competenze e di esperienze ampio, legato a molteplici ambiti e situazioni, che pone l’individuo in grado di sperimentare ed adattare a contesti diversi soluzioni apprese avendo visto e frequentato “altri mondi”.

Ma allora perchè nonostante sia meno evoluta la verticalità ha tanto successo? Perchè è più facile da attuare. A parte i retaggi storici, essere verticali significa attuare il famoso “divide et impera”, facile da ritrovare in contesti o aziende molto grandi e complesse. Essere trasversali invece è più difficile, implica che i leader sappiano farsi accettare pur se non appartenenti al contesto, implica doti di comunicazione ed una sensibilità non facile da trovare. Essere trasversali è una forma più evoluta di management, e per questo ha bisogno di gente di qualità, non di burocrati formatisi alla scuola del verticalismo.

La trasversalità è però condizione per l’innovazione. Lo dice Frans Johansson nel suo Effetto Medici:

…Le idee migliori e più innovative hanno origine nell’intersezione tra concetti, culture e stimoli differenti. Lo aveva già compreso la grande famiglia fiorentina dè Medici che, circondandosi dei migliori artisti e scienziati, contribuì al fiorire del Rinascimento, una delle intersezioni per eccellenza, epoca di grandi invenzioni e di uno straordinario sviluppo culturale in Europa.

Purtroppo quello che dice Johansson riguarda l’Italia di molti secoli fa, oggi il nostro paese è fondato direi sui verticalismi e non a caso non riesce ad innovare e ad innovarsi. Le nostre filiere mentali sono troppo legate al settore di cui ci occupiamo, al modo di fare convenzionale, mi fermo al mio pezzettino, si è fatto sempre così, ecc.

Al di là dei proclami sterili manca una chiara scelta di trasversalità. Anzi io sento che la trasversalità viene osteggiata, denigrata e confusa con la tuttologia. Non è così. Non devo per forza conoscere nel dettaglio la genesi della microfibra o il funzionamento di tutti i macchinari e tutti i processi di un settore per comprendere se qualcos’altro può essere adattabile o se un’applicazione vista in altri contesti può essere utile e generare business.

La trasversalità è la chiave dell’innovazione e se da noi c’è un problema è proprio il rifiuto di essa in nome del verticalismo, sinonimo di corporazioni, oggi trasformatesi ormai in “caste”.

Cos’è innovazione

9/5/2008 - Antonio

Mi è parsa utile la distinzione che ho ascoltato più volte da Francesco D’Aprile in Apco:

… la ricerca (intendo quella scientifica) trasforma i soldi in know-how; L’innovazione al contrario trasforma il know-how in soldi…

Innovatore è chi riesce ad applicare concetti e metodi venuti fuori dalla ricerca a contesti reali, pratici, in grado di generare reddito. Il profilo dell’innovatore è chiaramente simile a quello dell’imprenditore o di professionisti con gli strumenti giusti per accompagnarlo. La ricerca prepara le condizioni affinchè l’innovatore possa creare connessioni. In questo modo l’innovazione come attività ha valore in sè, distinta dall’attività di produzione.

Continua »

Canzonisumisura, italians do it better

9/5/2008 - Antonio

Tempo fa scrissi a proposito di TailoredMusic, uno studio di registrazione specializzato nel creare canzoni su misura, scegliendo tra template musicali personalizzabili oppure musicando i testi pervenuti direttamente dal committente. Commentando a quel post Fabio D’Andrea mi porta a conoscenza della sua iniziativa: Canzonisumisura.

Dal punto di vista di business Fabio giustamente allarga il concept di TailoredMusic, quindi non solo canzoni d’amore ma canzoni per ogni tipo si situazione, per prendersi in giro, persino per aziende… e visti certi inni che girano ce ne sarebbe un gran bisogno. Poi ci sono altre idee interessanti sulla scelta dei cantanti, sulla possibilità di eseguire dal vivo (uguale ingaggi per serate ed eventi).

Gli arrangiamenti che ho ascoltato mi sembrano di ottimo livello, molto meglio della versione americana, non c’è paragone secondo me. Mi piace “Tutto quel che ho” e in genere le voci femminili sono molto belle, le atmosfere più ricche e moderne, quindi complimenti. Poi Fabio mi sembra sia un chitarrista e questo genera un ulteriore conato di simpatia, essendo io uno strimpellatore delle sei corde. C’è quel tocco mediterraneo che sarebbe apprezzato anche altrove secondo me (Fabio, ma una versione del sito in inglese esiste già?)

Detto questo, così, en passant, dico cosa mi piace meno: mancano le faq, in genere sono molto utili per chi è un pò pigro nella navigazione e per chi si vuol far convincere. L’opzione CD fisico con personalizzazione della copertina anche con foto private è troppo nascosta, merita un cenno più visibile almeno nella pagina idee regalo.

Fabio facci sapere come va.

Quattro strategie per il passaggio generazionale

8/5/2008 - Antonio

Secondo il Progetto Saturno il 41% delle pmi chiude per mancanza di continuità, cioè perchè l’azienda non sopravvive al fondatore. Spesso il motivo della mancata successione è la cosiddetta “trappola del successo”, quando il fondatore non vuole ammettere di aver fatto il suo tempo, credendo che il solito modello di business possa reggere sempre e comunque. Intendiamoci, possono avere anche ragione, ma evidentemente spesso non è così, come diceva Demattè.

Molto più spesso però la causa sembra essere il non aver affrontato per tempo il problema. Quest’ultima motivazione, il non mi pongo il problema poi si vedrà, devo dire che l’ho incontrata diverse volte.

Ed allora, forse l’errore sta nel sottovalutare l’aspetto gestionale, che viene prima degli aspetti tecnici civilistici e delle convenienze fiscali. Tutto è importante ma prima bisogna sapere come si intende giocare la partita, poi si scelgono gli strumenti organizzativi, civili e fiscali adatti.

Ripristiniamo allora la giusta sequenza: prima esaminiamo la situazione aziendale (di mercato ed organizzativa), esaminiamo le risorse umane coinvolte (l’imprenditore ed i figli) ed i loro punti di forza/debolezza sia professionali che caratteriali, scegliamo infine quale opzione strategica è più indicata e quindi quali strumenti utilizzare.

In quest’ottica forse può essere utile una panoramica molto base ed assolutamente non esaustiva delle principali opzioni strategiche da prendere in considerazione a seconda delle diverse situazioni possibili:

  • Gradualità: Il fondatore ha ancora qualche anno da spendere in azienda ma ha deciso di farsi da parte, quindi prepara la successione facendosi affiancare dall’erede (o dagli eredi). In questo caso si vuole legittimare l’erede ad entrare con un titolo che lo accrediti di fronte ai dipendenti ma lasciandosi la possibilità di ritornare al timone di comando se qualcosa non andasse per il verso giusto. Ad esempio affidando la nuda proprietà al figlio e l’usufrutto al padre, oppure utilizzando patrimoni destinati da legare a specifici affari, da dare al figlio in gestione autonoma…
  • Segregazione: Si utilizza questa strategia quando c’è il rischio che il patrimonio aziendal-familiare possa subire attacchi da parte di terzi (altri soci, parenti acquisiti e affini, ecc…) quindi si cerca di blindarlo creando Holding di famiglia (distinta da società operative), Trust, ecc.
  • Continuità: In questa situazione il padre non ha affatto intenzione di mollare, quindi l’unico modo per favorire l’ingresso degli eredi è agire sui modelli societari o sui modelli di governance statutaria, con patti parasociali, patti di famiglia o con innovazioni organizzative e ricorso a management esterno a cui affiancare i figli.
  • Compensazione: In questo caso il fondatore ha le idee chiare su chi degli eredi dovrà continuare l’attività, per cui darà tutto ad uno (o a pochi) provvedendo a compensare gli esclusi attraverso privilegi in azioni o utili, spin-off immobiliari, ancora patti di famiglia. In particolare i patti di famiglia sono in crescita, intesi come gentleman’s agreement con il compito di tracciare una strada, una via, da condividere a livello familiare, che si propone di fare chiarezza senza aspettare le disposizioni testamentarie!
  • A me i patti di famiglia sembrano uno strumento ottimo.

    Marketing Non Convenzionale Vs Tradizionale: Guerrilla Marketing

    5/5/2008 - Antonio

    Credits:
    Agency: Socialware
    Players: Filippo Giardina e Mauro Fratini (NonRassegnataStampa.it)
    Director: Luca Mobilio
    Guest Star: Katia

    The Future of Advertising

    24/4/2008 - Antonio

    via Persuasionism

    HP Upline: meglio chiamarlo HP Downline!

    23/4/2008 - Antonio

    Rilancio la disavventura di Giovy come utente di HP Upline, il nuovo servizio (?) di data storage lanciato poco tempo fa da HP. Come si apprende dal contenuto delle email rese note dal nostro, HP ha chiuso “temporaneamente” il servizio il 19 aprile per problemi tecnici.

    La disavventura dimostra aimè un clamoroso errore nell’omettere forse l’informazione più rilevante, ovvero: se non sei in USA non puoi comprare il servizio. Scusate se è poco. Come se non bastasse sembrano surreali le email di spiegazione in cui si dice che il servizio “was intended for US market only…” peccato che non era scritto da nessuna parte (concordo con giovy), lo dico perchè l’avevo spulciato anch’io appena saputo del lancio e non mi ero iscritto solo perchè su queste cose di solito non sono un early adopter. E meno male!

    Bastava mettere in home page un qualsiasi orpello grafico con su scritto: US customers only.. Eppure una certa attenzione agli aspetti di interazione c’è stata, vedi il tool di confronto dei piani tariffari ed il link “need help?” . Solo che così sembra un’attenzione di facciata.

    Lessons learned:

  • anche le aziende globali commettono errori marchiani: a parte gli aspetti di comunicazione, potevate accorgervi prima dell’esistenza di un vincolo tecnico tale da chiudere il programma.
  • molte aziende sono orientate al prodotto, nonstante si sbandieri il contrario. Decine di pagine di faq e frasi su quant’è bello il prodotto ma poca attenzione a ciò che può essere rilevante per chi vuole comprare.
  • C’è una disciplina che si chiama Interaction Design, applicarla meglio non sarebbe male.

    Grazie giovy, la tua disavventura ha salvato me che ci stavo cascando!

    Crazy videos (3): problemi col buzz marketing?

    23/4/2008 - Antonio

    Credits:
    Agency: Socialware
    Players: Filippo Giardina e Mauro Fratini (NonRassegnataStampa.it)
    Director: Luca Mobilio

    Organizziamo uno Startup Weekend in Italia?

    21/4/2008 - Antonio

    Andrew Hyde da Boulder, Colorado nel luglio 2007 ha “inventato” un evento chiamato Startup Weekend, con un format dedicato all’incontro creativo tra portatori di idee, business manager, aziende interessate in nuovi prodotti, venture capitalist interessati a selezionare persone su cui puntare, ecc. L’evento dura dal venerdì alla domenica e lo scopo è quello di definire un progetto imprenditoriale in 54 ore (fino alla domenica pomeriggio). Gli organizzatori di ciascuno “startup weekend” suggeriscono un filone strategico a cui attenersi, ad esempio in quale settore sviluppare un’impresa, ecc. A questo punto i partecipanti si dividono in gruppi e ciascun gruppo realizza la propria idea. Il tutto condito da eventi serali, musica dal vivo e divertimento puro. Al termine, il progetto prescelto dagli analisti presenti verrà accompagnato verso la realizzazione grazie al contributo finanziario, legale ed industriale di venture capital o imprenditori aderenti.

    Certo è un gioco, ma può essere utile per confontarsi e provare a ragionare fuori dagli schemi, dovendo decidere in brevissimo tempo. E’ interessante anche come momento formativo per coloro che magari hanno idee ma difettano nella capacità di tradurle in business plan credibili. Comunque è un evento in cui mettersi in gioco e magari stabilire contatti e relazioni molto preziose.

    In poco più di sei mesi ci sono stati 16 startup weekend, di cui due in Europa (Londra e Amburgo). Andrew grazie alla sua iniziativa collabora ora con TechStars, di cui fanno parte i fondatori e manager di case history come Feedburner, Mybloglog, e molte altre startup di successo. Inoltre molte università e business schools americane stanno collaborando attivamente a promuovere ed organizzare startup weekend nella loro zona.

    Io penso che bisognerebbe organizzarne anche in Italia, anzi data la specificità dei vari distretti industriali sarebbe interessante proporne uno per ogni distretto o area territoriale. Sarebbe un bella risposta dal basso a queto stato di immobilismo che almeno io respiro in Italia. Oppure davvero pensiamo che le varie agenzie governative bastino a creare occasioni?

    Ma basta con le parole e passiamo ai fatti: organizziamone uno!

    Chi è interessato e voglia proporre la propria città o area lo faccia commentando a questo post. Con un numero sufficiente di adesioni proviamo ad organizzarne uno per davvero, coinvolgendo gli americani. Che ne dite? Allora forza con le adesioni!!

    via Josh Spear

    The Internet is your Marketing Department

    21/4/2008 - Antonio

    Right now, your customers are writing about your products on blogs and recutting your commercials on YouTube. They’re defining you on Wikipedia and ganging up on you in social networking sites like Facebook. These are all elements of a social phenomenon — the groundswell — that has created a permanent, long-lasting shift in the way the world works. Most companies see it as a threat. You can see it as an opportunity.

    Spesso ho citato il lavoro fantastico di Charlene Li e Josh Bernoff, che ammiro veramente molto. Loro colgono esattamente quanto lo sviluppo di internet sia un fatto che riguarda il sociale, inteso come modo di lavorare delle persone, come modo di entrare in contatto e stabilire relazioni in generale. In questo il web permea l’intera strategia di marketing, non ha più senso sviluppare piani di marketing al chiuso di uffici distanti chilometri dalla realtà, è il momento di coinvolgere il cliente in modi più diretti. Marketing, tecnologie, co-creazione, sviluppo di nuovi prodotti, crm, sono tutte discipline legate tra loro nell’importanza di strutturare un contatto diretto con le persone. Internet è il cuore del tuo ufficio marketing. In tempi di lean production la cosa non sembra priva di senso.

    In concreto, il Social Technographics Ladder è un buon punto di partenza per pianificare una strategia di relazione con il pubblico, così come richiamato nel metodo di Charlene e Josh.

    Adesso guarda la presentazione qui sotto, è utile a mio avviso rileggere quelle categorie, per poterle poi ritrovare in ambiti specifici e nella nostra esperienza quotidiana.

    Ad esempio, nella chart qui sotto Chatlene e Josh tracciano il profilo del piccolo imprenditore americano:

    Il 53% di “spettatori”, cioè che leggono blog, guardano video o si informano online senza partecipare attivamente è notevole, sono la maggioranza assoluta (visto che veniamo dal periodo elettorale). Così come il 25% di creatori è un fatto rilevante, specie con riferimento al carattere dell’imprenditore, uno che di solito è piuttosto incline ad affermare la sua opinione.

    Ci saranno differenze rilevanti nel profilo del piccolo imprenditore italiano? Magari nei volumi, ma credo che la composizione percentuale possa essere simile. Anche in Italia infatti ci sono esempi di imprenditori creatori con piccoloimprenditore, womaninbusiness e molti altri blog di imprenditori.

    Da noi sicuramente quel 38% di inattivi sarà molto più alto, visto che di recente ho sentito da una platea di imprenditori milanesi che il blog o Linkedin sono siti utili per il lavoro di segreteria più che altro…. Ma sostanzialmente che più della metà ormai guardi contenuti sociali sul web, mutuando il modello di fruizione passiva della TV, ci credo abbastanza. Ti ci ritrovi?

    Comunque il libro The Groundswell è un must da comprare e leggere con attenzione.

    Personalizzare le strisce di parcheggio con Parking Stripe

    21/4/2008 - Antonio

    Personalizzare le strisce che delimitano il posto macchina nei grandi parcheggi è un modo alternativo convincente di attirare l’attenzione. A me era piaciuta molto la personalizzazione delle strisce pedonali, come proposto a Cava dè Tirreni qualche mese fa da MTN Company per la settimana dell’architettura se non sbaglio, cosa di impatto ma spesso difficile da realizzare… non tutti gli amministratori comunali sono al passo con i tempi.

    Invece, la soluzione proposta da Parking Stripe Italia Srl, branch italiana dell’omonima società americana, pare realizzabile senza problemi legali o burocratici e quindi destinata ad un bel successo. A parte la bellezza della grafica, realizzabile da loro oppure no, la striscia sembra resistente e pronta per durare a lungo, offrendo la possibilità di progettare campagne più lunghe.

    Online is the new primetime

    18/4/2008 - Antonio

    Secondo ComScore in molte ore della giornata ci sono più persone online che davanti alla TV, quindi Internet è un mezzo che consente di ottenere reach da mass market. Infatti come si vede dal grafico, dalle 6 alle 12, dalle 15,30 alle 16.30 e dalle 18 alle 20 circa la curva dell’uso di internet sopravanza quella della TV.

    Inoltre, nella interessante presentazione scaricabile qui viene fuori che ormai internet è il 3° medium pubblicitario e si appresta a diventare il secondo. Ma allora, perchè i budget pubblicitari, anche se in crescita, sono una frazione di quello che dovrebbero essere se comparati al reach?

    Tra le motivazioni emerge una sostanziale miopia nel considerare internet un mezzo solo di direct marketing, scegliendo di valutare l’efficacia degli ads online su metriche inadeguate come i clicks, che non mettono in evidenza gli effetti indotti dall’esposizione online, come ad esempio l’incremento di traffico sia sul sito di prodotto che nel punto vendita offline.

    Eppure in UK si assiste ad un massiccio investimento online della BBC, in USA il 75% della popolazione ha oltre 70 video visti per utente al mese, oltre il 40% della popolazione online visita almeno un blog al mese, la durata media della visita nei social network è di oltre 4 ore al mese per individuo… Sono numeri importanti che segnano un trend consistente.

    Si è dimostrato recentemente che l’esposizione online ha favorito il traffico e gli acquisti sul punto vendita sia on che offline. Infatti una campagna web ha effetto sul comportamento d’acquisto e sulla brand awareness anche se non c’è stato click through, in modo simile al meccanismo dei media tradizionali. Ma allora, anzichè misurare il click rate, sugli ads online, non è il classico e sempreverde ROI sulle vendite nel periodo la misura da prendere in considerazione per valutare l’efficacia di una campagna web? La TV rimane importantissima, ma se ci fosse più web nel mix pubblicitario, dati i costi inferiori e la complementarietà come orari rispetto al palinsesto televisivo, non si riuscirebbe a fornire maggior valore agli inserzionisti?

    Pershing is more than an idea

    17/4/2008 - Antonio

    Pershing lancia il suo nuovo yacht Pershing 64 in modo decisamente anti convenzionale. In anteprima mondiale Pershing, noto cantiere del gruppo Ferretti, leader nella produzione di motoryacht di lusso, mette in mostra la sua ultima creazione in un’inedita vetrina: I Navigli di Milano.

    Dal 16 al 21 aprile lo yacht come idea di design viene presentato al Fuori Salone, nell’ambito del Salone del Mobile. Un tram un lampione, una scala mobile sono molto più di quello che i sensi percepiscono. Allo stesso modo, il nuovo Pershing 64’- capace di navigare le acque di una città che non possiede il mare – è molto più di un numero. E’ un’idea.
    Perché ogni cosa comincia da un’idea.

    Il sito, l’evento al Fuori Salone ed una serie di eventi collaterali viral costituiscono il cuore della campagna, insieme alla pellicolatura di 3 jumbo tram che gireranno per Milano.

    via Anna Torcoletti

    Noise Awareness Day & AEG Silent Laundry campaign, a good move!

    16/4/2008 - Antonio

    La caratteristica principale della nuova gamma di elettrodomestici AEG-Electrolux è la silenziosità. Su questo il brand team AEG-Electrolux ha costruito l’intera campagna di lancio, in maniera non convenzionale per il settore. Non spot TV, infatti, ma ancoraggio ad un tema di interesse “sociale”: il problema della rumorosità e dell’inquinamento acustico degli ambienti in cui viviamo. Con esplicito invito ad utilizzare in casa elettrodomestici noise-free, come appunto la Silent Luandry AEG.

    Le leve utilizzate sono la creazione di contenuti e la visibilità data da grandi formati d’impatto. Molto bello è infatti il mega-poster con display digitale integrato che misura in tempo reale la rumorosità del luogo in cui è stato installato. Sul sito della campagna poi è possibile fare un raffronto tra le diverse città ed i diversi orari della giornata.
    Contenuti online (il blog), divulgazione di studi sull’impatto della rumorosità redatti da esperti per creare notiziabilità ed installazioni esterne sono il perno della campagna che culmina oggi con la proclamazione del Noise Awareness Day in Europa. I mega poster sono presenti in cinque città europee: Milano, Londra, Berlino, Bruxelles e Madrid.

    AEG-Electrolux si candida ad essere il brand eco-friendly nel settore del “bianco”, dove ecologia è sinonimo di benessere della persona.

    In Puglia la prima rete di distributori ad idrogeno

    11/4/2008 - Antonio

    Passata un pò sotto silenzio, ieri è stata presentata a Roma un’iniziativa che davvero pone l’Italia all’avanguardia nel mondo. La Puglia è la prima regione al mondo che realizzerà un’intera rete di distributori per carburante auto ad idrogeno. Secondo Jeremy Rifkin, già autore de “l’era dell’accesso” ad inizio millennio, da qualche anno impegnato in una battaglia per le energie rinnovabili alternatve al petrolio, grazie a questo progetto:

    «Daremo a tutti la possibilità di fare il pieno con una miscela a base di idrogeno e realizzeremo un servizio pubblico di taxi basato sul sistema idrogeno, fuel cell, motore elettrico. Le auto pubbliche a idrogeno aspetteranno i loro clienti negli aeroporti pugliesi e, visto che in tutte le province ci sarà un distributore a idrogeno, potranno fare il pieno agevolmente e tornare alla base».

    L’idrogeno sarà ricavato anche dall´acqua utilizzando fonti rinnovabili locali.

    Finora solo lo Stato della California ha in programma un sistema di politiche per realizzare una “exit strategy” dal petrolio. La Puglia sarebbe però la prima regione che realizza in concreto un vasto piano infrastrutturale in tal senso.

    Mi tornano in mente le parole di Franco Tatò, grande e noto manager pugliese, qualche anno fa nel libro intitolato: “Perchè la Puglia non è la California” diceva:

    La qualità del sistema dei trasporti, dei servizi e delle infrastrutture (… della California…) fa di questo stato americano un modello su cui riflettere se non da imitare. E in Puglia? Riusciranno incentivi fiscali, attenzione alla formazione del personale, creazione di un clima favorevole a prevalere sull’antisviluppo, sulla stupidità del sistema, sulla mancanza di fantasia nel trovare soluzioni intelligenti e soprattutto sulla mancanza di fiducia nelle persone?

    Sicuramente il cammino è ancora molto lungo, ma con iniziative come questa e con l’entusiasmo degli innovatori la Puglia può provare ad essere la California d’Europa.

    Crazy Videos (2): viral vs old marketing

    10/4/2008 - Antonio

    Per la seconda puntata della serie Crazy Marketing Videos, campagna di lancio del Crazy Marketing Network si punta sulla differenza tra old marketing e viral… infatti mi sa che il caro vecchio marketing tradizionale s’è beccato un bel viral influenzale!

    Credits:
    Agency: Socialware
    Players: Filippo Giardina e Mauro Fratini (NonRassegnataStampa.it)
    Director: Luca Mobilio

    Veeple, interactive video e frontiera del merchandising

    3/4/2008 - Antonio

    Veeple, nuova piattaforma che consente di caricare video ma soprattutto di inserire commenti, link a qualunque sito, link su ebay per e-commerce diretto, link al profilo myspace e facebook. Detta così non rende molto, ma vedendo l’applicazione pratica devo dire che il risultato è interessante, soprattutto in chiave advertising ed e-commerce. Anzi, integra benissimo interattività, e-commerce e social network, cosa volere di più?

    Ad esempio nel video qui sotto, a parte le sciocchezze scritte da me (riconoscibilissime peraltro) puoi cliccare sulle icone che compaiono a spasso per il video e andare direttamente al sito delle due squadre di football, su ebay per comprare gli elmetti, al sito della CBS per guardare gli highlights, al profilo facebook di un giocatore. Così ci sono centinaia di video che ad esempio contengono commenti tipo dietro le quinte, spiegazioni sui testi delle canzoni, link all’acquisto diretto su ebay ed alle community sui social network…ad esempio una scena di un corto, appare un prodotto e compare il VeeSpot di ebay per acquistarlo… e per il merchandising si potrebbe fare una cosa del genere: una squadra di calcio che commenta i video delle partite, con link alla pagina myspace dei tifosi, link al profilo facebook o al sito dei giocatori più famosi, link allo store online per acquistare le maglie originali o regalarle ad un amico, ecc.

    Ma allora è una YouTube interattiva? A questo proposito Veeple risponde di non sentirsi in competizione con YouTube ed altri, dal momento che mettono a disposizione di tutti la loro tecnologia abilitante. Anzi, individuano i loro potenziali clienti in maniera molto puntuale: siti di video sharing, aziende interessate a farsi pubblicità, agenzie pubblicitarie e media center. Il tutto con il corredo di statistiche molto accurate sui click e sui commenti. Non concorrenza al tubo, ma provider di tecnologia. Rifacendomi ad una recente discussione su questo sito, non contenuto, ma infrastruttura. Effetto Intel, domani potrà esserci YouTube (powered by Veeple).

    Scary burp! una birra da far paura (a un drago)

    2/4/2008 - Antonio

    Il motivo per cui la birra Golden Fire si identifica nella figura del drago, come ricordato sull’etichetta di ogni bottiglia, è:“In celtic tradition the dragon is a symbol of strenght, power and vitaly energy…”. Il concetto di forza e vitalità viene rappresentato in maniera assolutamente non convenzionale nel video lanciato da pochissimo su YouTube che puoi vedere qui sotto. Non ti anticipo nulla per non rovinarti la sorpresa.

    Non male! Davvero un bel lavoro, si vede che nasce non dal caso ma dalla definizione puntuale dei valori identità del brand (forza, energia vitale)… comunicati utilizzando una metafora che mi ha molto divertito e che trovo decisamente non-convenzionale. Anche se almeno un goccino la signorina doveva berlo prima di stendere il drago…

    Non era facile, dal momento che i concetti di energia e forza vitale sono abbastanza inflazionati dalle campagne dei cosiddetti energy drink, vedi infatti Red Bull che si chiama così proprio perchè bull è sinonimo di forza, energia, i valori cardine di quel brand, ma di tutta la categoria degli energy drink direi. Pur ripercorrendo uno schema simile, l’originalità e l’inaspettata performance della protagonista differenziano bene questa campagna dalle altre, a mio avviso.

    Tra l’altro, la birra come energy drink mi sembra un bel posizionamento, che svecchia i concetti classici di tradizione, gusto, amicizia, che sono abituato a vedere nella categoria “birre” ed al contempo attacca la posizione degli energy drink stessi. E’ un’idea di NinjaLab, dipartimento strategico creativo di NinjaMarketing. Bella anche l’installazione nel centro di Torino, dove un enorme uovo di drago si è schiuso ieri, rivelando al suo interno una bottiglia di Dragon Fire gigante. Essendo la location molto vicina a locali e pub, da quanto si racconta è stato possibile degustare la nuova bevanda in tutto il quartiere, almeno fino a ieri. Si ripeterà in altre città? Nel bel post qui le foto. Grazie a Roberta (alias Korura) per la segnalazione.

    Mentre scrivo sto ascoltando The look of Love di Burt Bacharach suonata da McCoyTyner, Christian McBride e Lewis Nash, su What the world needs now…. tanto per ripristinare l’atmosfera tra i due ragazzi del video.

    Emporio Armani’s advertising contest

    31/3/2008 - Antonio

    Stavo girando per Facebook quando mi imbatto in un banner che mi fa esclamare: finalmente un grande brand italiano propone il concetto di co-creazione! Non è che capiti spesso nonostante l’approccio di tipo contest è ormai in uso da almeno tre anni… cioè da quando in questo stesso blog parlavo di campagne co-create (2005) … ma ecco i fatti: Emporio Armani, per il lancio della sua nuova fragranza “get together” ha organizzato un concorso invitando tutti i creativi presenti sul web a gareggiare rispondendo alla domanda: “Cos’è get together per te?”. La risposta ovviamente consiste in una proposta grafica e video completa da inviare e sottoporre al voto del pubblico e della commissione formata da GA in persona e dal suo staff. Chi vince si aggiudica la pubblicazione della campagna con menzione in qualità di direttore creativo, più diecimila euro. Poi premi a iosa per molti, dagli orologi al profumo stesso.

    Il sito, centrato sul contest, propone persino brief scritto e controfirmato nientedimeno che da Giorgio Armani in persona, una pagina con tutti la cassetta degli attrezzi creativi e le regole di editing della casa, ecc. Il concorso è partito in questi giorni e si concluderà se non ho letto male il 15 maggio…
    In pochi giorni oltre 100 proposte, alcune molto carine… altre sinceramente meno.

    Cosa mi lascia perplesso: rispetto a tre anni fa, un’iniziativa del genere mi lascia meno convinto. Insomma, anche se è sicuramente un passo in avanti, l’idea che un brand mi dica: “dammi le tue idee e ti regalerò il tuo quarto d’ora di notorietà… più qualche spicciolo” mi suona un pò freddina… non vero coinvolgimento ma distacco, mascherato da coinvolgimento. Sarà che non ne posso più di grandi fratelli e talent show, ma oggi credo ci siano strumenti e audience già mature per qualcosa di più… profondo. Ma perchè un grande luxury brand non dialoga, stabilmente nel tempo, anzichè imporre regolamenti e condizioni a termine?

    Comunque ecco un esempio in gara (creato da Pagone/Sulmona):