Nike Mobile: Mobile marketing all’avanguardia

Nike si conferma brand capace di regalare applicazioni mobile in grado di colpire le passioni dei propri “clienti”. Dal 27 gennaio è online NikeMobile, con una applicazione legata a Nike Football e quindi dedicata al calcio (è l’anno dei mondiali appunto).
A parte la novità del momento, confesso che sono un fan di Nike ID, ed infatti segnalo Photo ID, applicazione non recentissima (fine 2008) ma ancora tra le mie preferite (nel video qui sotto).

Infine, le applicazioni Nike Mobile sono compatibili con più di 180 modelli diversi di telefoni, una strategia lungimirante per ricordare a tutti che non si vive di solo iPhone. La differenza forse sta nel fatto che su altri telefoni si trasferiscono pezzi di servizio, mentre su iPhone è possibile replicare il servizio per intero, come l’applicazione della stessa Nike ID per iPhone.

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L’anno della Augmented Reality

Se ne parla da tempo, sembrava lontanissima dal realizzarsi. Invece, eccola qua. La realtà aumentata ha avuto un piccolo boom negli ultimi mesi, grazie soprattutto al mercato delle applicazioni per smart phone. Siamo ancora all’inizio, ma possiamo già ammirare esempi che spaziano dalla creatività pubblicitaria con Lego, Adidas e Ikea alla condivisione di informazioni su luoghi come Wikitude o Layar, alla generazione/condivisione di eventi o viaggi come Gowalla.

Sinceramente penso che la realtà aumentata possa dare un grande contributo in tantissimi campi, dal turismo al commercio, dall’architettura alla formazione didattica, dal packaging alla progettazione di prodotti e processi industriali… tantissime applicazioni di realtà aumentata potrebbero trasformarsi in un potenziale business di successo.

Intanto ecco qualche esempio… (grazie Andrea)

Lego

Wikitude

Realtà Aumentata ed educazione

Tat Augmented ID

Ben 10 Mouthoff (lo ammetto questa l’ho vista con i bimbi)

Ed infine una presentazione di Layar

Ed Una carrellata di progetti di AR

Guarda altre presentazioni sulla realtà aumentata ed anche più video qui.

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Non guardarti l’ombelico, ecco perchè serve la Open Innovation

In azienda è molto comune, quasi naturale direi in certi casi, osservare e spiegare le cose a partire da ciò che avviene al proprio interno, con una scarsa e sempre secondaria visione di ciò che avviene fuori, nella mente e nella vita vera delle persone. Come diceva un mio vecchio manager: abbiamo lo sguardo rivolto al nostro ombelico. Così accadono episodi che hanno dell’incredibile nel rapporto con i clienti e nella progettazione di prodotti, servizi e campagne marketing.
Per evitare di fermarsi a guardare solo il proprio ombelico esiste oggi un grande strumento, la Open Innovation, fondamentale quando si vuole fare innovazione, soprattutto per non cadere in errori nella gestione di due elementi chiave da fronteggiare:

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Il Cloud Computing ed il piano visionario della Western Union nel 1965

Mr. Acheson era un dirigente della Western Union è firmò nel 1965 un piano strategico che, riletto oggi, ha dell’incredibile. Egli avanzava l’idea di trasformare la sua azienda in una Information Utility, che avesse come scopo la conservazione e la distribuzione di informazione a vantaggio di qualsiasi agente sociale, politico ed economico, in tempo reale attraverso reti di computers per rendere possibile l’adozione di decisioni informate per chiunque. Ecco un estratto particolarmente significativo:

cloud computing in 1965

Il suo disegno ovviamente non si realizzò, era troppo avanzato per i suoi tempi forse, ma quella della Information Utility non è ancora una buona idea?
Vale la pena leggere il documento originale ed il post di Nicholas Carr.

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Top 10 internet campaigns of the decade (2000 - 2009)

La migliore campagna pubblicitaria su internet del decennio è quella che non è mai andata in onda, ovvero l’esperimento del geyser fatto con Diet Coke e Mentos, realizzato da Eepybird nel 2006. Questo il responso di un panel molto qualificato di esperti interrogato da GoViral, leader in Europa nel content propagation online. Secondo e terzo posto per Dove Evolution e Blendtec - Will it Blend, sempre del 2006, l’anno più creativo secondo gli esperti. Quarto posto per le Heidies di Diesel del 2007. Leggi la top 10 completa qui.

Le campagne premiate, oltre ad incontrare il favore dei giudici, hanno incontrato il favore del pubblico, dal momento che sono le più cliccate del web. Il loro è un successo viral, prima di tutto.

Negli ultimi anni sembrerebbe esserci stata più Long Tail e meno creatività, con social network al centro di campagne sempre più integrate, come il caso di successo della campagna di Obama del 2008 ha dimostrato. Grazie alla tecnologia di cui disponiamo oggi, abbiamo scoperto un giocattolo new media nuovo, tra webTV, social media e mobile, ne stiamo ancora comprendendo bene dinamiche e meccanismi. Fatto questo, avremo una rete un pò meno noiosa?

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5 motivi per cui la tua azienda dovrebbe avere un blog

social media marketing and blogs

Secondo una recente ricerca di Vertical Response, il 68% delle piccole imprese americane dichiara di volere incrementare la spesa in social media marketing nel 2010. Quasi l’80% delle aziende intervistate dichiara di non avere in programma nessuna campagna radio o TV. Vale la pena allora rilanciare una interessante top 5 per accendere la curiosità delle PMI italiane.


1 - Perchè è cambiata la distribuzione dei contenuti

C’è qualcuno che legge ancora la Guida Monaci cartacea, o le Pagine Gialle cartacee? E’ tutto su internet, sempre più convogliato da feed RSS, che consentono a chiunque di creare e gestire una vera e propria centrale di distribuzione media (non solo post ma audio e video).

2 - Approccio Low-cost

Pur essendoci un costo (nulla è gratis) per una attività social media ben fatta si spende infinitamente meno di una normale attività media tradizionale.

3 - Inbound vs Outbound Marketing

Un blog consente di attirare visitatori (quindi potenziali clienti) in base alla qualità dei contenuti, non attraverso lo spamming di email (outbound). Questo ha un effetto non invasivo verso gli utenti ed aiuta a stimolare la creazione di contenuti sempre migliori da parte degli autori. L’immediata conseguenza è che gestire i contenuti del sito web diventa un’attività cruciale, quindi non basta più il copia/incolla dei siti brochure.

4 - Referral gratuito mai così facile (e mai su questa scala)

Se produci contenuti di qualità i lettori ne parleranno ai loro contatti, creando un effetto passaparola difficilmente replicabile con altri canali, sia per ampiezza di popolazione ed aree geografiche raggiungibili che per rapidità della propagazione. Questo funziona molto con i video, ultimamente. Sarà per questo che decresce la spesa in spot TV per le PMI?

5 - C’è una tendenza ineluttabile, prima o poi tutti i siti saranno così, quindi meglio prima che poi.

Che si gestisca un business, una organizzazione non-profit, una parrocchia, un museo, una banca, una consulting firm, un’agenzia immobiliare, oppure che si tratti di un autore, avere un sito che non abbia alcune caratteristiche dei blog ha sempre meno senso. Il sito web deve essere un luogo pulsante, un posto vivente e vivo. Quindi tanto vale rendersene conto prima dei competitor e fare in modo che Google cominci a fare il suo mestiere.

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7 Brevi risposte a chi è scettico verso Creatività ed Innovazione

Mentre sono “lost in gallery”, ovvero fermo per problemi tecnici sul treno in galleria tra Roma e Firenze, provo a buttare giù sulla mia moleskine alcuni pensieri su creatività ed innovazione, un pò per tenerne traccia ed un pò per rispondere alle reazioni di chi normalmente è diffidente verso tutto ciò che è innovazione/creatività. L’ho fatto anche per darmi coraggio, dato che nel lavoro che mi hanno appena affidato la sida più grande è proprio quella di riuscire ad innovare rispetto al recentissimo passato. Ovviamente lungi da me ogni velleità di essere esaustivo sul tema, ma ecco cosa ne viene fuori:

1 - Quando ti dicono (con aria di disprezzo) che creatività ed innovazione sono “chiacchiere poco concrete”….

Rispondi che Creatività = Fantasia + Concretezza. Gruppi di lavoro composti da soli elementi fantasiosi producono progetti ed idee velleitarie; Gruppi fatti da soli elementi “concreti” producono burocrazia. Quindi in realtà molti dei detrattori della creatività, non sapendo esattamente cosa sia, non si sono accorti di essere diventati solo dei burocrati.

2 - Si, ma in concreto, come si fa?

Per realizzare Creatività ci vuole Innovazione. Come si innova? Focalizzandosi. Non c’è bisogno di fare tutto (o tutto quello che facevamo prima), prendiamo le cose che sappiamo fare e facciamole ancora meglio.

3 - Quali condizioni per realizzare creatività ed innovazione?

Obiettivi chiari e condivisi (o condivisibili); Clima di entusiasmo (e noi ce ne abbiamo a iosa direi, no?); Leadership carismatica (e questa dovremmo avercela, siamo o no cinquanta milioni di commissari tecnici?).

4 - Si, ma questa è solo teoria, non ci crede nessuno perchè poi tanto nella pratica è tutto un metterlo a quel posto a tutti…

Ed infatti l’arma più potente per innovare è l’esempio. Produci un solo caso di successo e per imitazione tutti cercheranno di replicarlo, con la conseguenza che il cambiamento rischia di avvenire per davvero. Se l’Italia è così poco innovativa è perchè abbiamo poche persone in grado di dare l’esempio, soprattutto ai livelli più alti…

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The Blog Cycle

Realizzare un’attività nel campo dei social media richiede disciplina e metodo, fatto di persone, attività e processi. Questo aiuta chi vuole investire a capire che, se vuole il successo, ha bisogno di persone, processi e tecnologie. Troppo spesso molti committenti (non solo aziende ma anche agenzie di comunicazione) non hanno chiara la correlazione tra un processo strutturato ed il successo dell’iniziativa. A questo proposito è illuminate questo post su Webtrends.

Nell’immagine sotto il titolo, fatta a mano da me ricalcando lo stesso schema su Webtrends, ma che ovviamente è venuta molto peggio, c’è una sequenza dettagliata delle attività da svolgere. L’ho ribattezzata The Blog Cycle.

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The Gambling Marketing Series #2 - Il Poker Online, utenti in crescita ed incassi milionari

Guest Post di Andrea Nicosia di CasinoOnline.it.

Nel precedente articolo abbiamo visto come il mercato dei casino on line in Italia sia in crescita, trainato dal poker online. Secondo le proiezioni di ottobre di eGaming Review, il 2009 si dovrebbe chiudere con un giro d’affari generato dai siti regolamentati di poker online stimato appena sotto i 18,7 miliardi di Euro, rendendo l’Italia il maggiore mercato europeo per il gioco e le scommesse online. Già dal 2006 il nostro paese ha superato il Regno Unito, assicurandosi la prima posizione in Europa e la terza nel mondo in questo settore. Il sorpasso è in parte giustificato dalla decisione di molte compagnie inglesi di spostare la propria sede off shore, in parte dall’aumento dei giocatori italiani e delle partite giocate.

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The Gambling Marketing Series # 1 - Il Gioco Online, un mercato che non conosce crisi

Guest Post di Andrea Nicosia di CasinoOnline.it.

E’ curioso vedere, in tempi di crisi, quali sono i settori in controtendenza che vedono il loro giro d’affari incrementare notevolmente. Un settore in piena esplosione è quello dei casinò online. Più di uno studio ha dimostrato che in momenti di crisi tendono a crescere le spese per generi di conforto e voluttuari, come forma di reazione alla situazione. Però sorprende vedere l’incremento delle quote di mercato dell’industria del gioco online. Grazie al traino del poker, il settore del gambling online stacca quelli più noti delle scommesse sportive e delle lotterie istantanee.

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The Gambling Marketing Series

Comincia oggi una serie dedicata al settore del Gambling Online, osservato dal punto di vista del marketing. I contenuti sono a cura dalla redazione di CasinoOnline.it, uno dei principali siti in Italia in materia. Attraverso loro guest post cercheremo di capirne di più sul mercato, sulle strategie, sugli strumenti di marketing online più usati e sugli scenari di evoluzione del settore, il tutto focalizzato su quanto avviene in Italia. Spero sia interessante, intanto un grazie a Valeria e a tutti i ragazzi di CasinoOnline.it.

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Widgets & Apps: l’ultimo miglio (virtuale) nella distanza tra aziende e pubblico

Non avevo programmato di fare un quarto post su widgets e dintorni. L’occasione però mi giunge ancora da Andrea Paravicini di Manager.it e da quanto mi scrive oggi nella sua ultima email.
Secondo Andrea, Widgets oppure Apps (termine più consono quando si intende una applicazione di servizio) offrono il loro meglio come applicazioni di servizio, quindi immaginarli solo come strumento di comunicazione è senz’altro riduttivo.
Vero, concordo.

Inoltre, Widgets & Apps possono considerarsi lo strumento più efficiente per coprire “l’ultimo miglio” che separa aziende e prodotti dal pubblico. Ovviamente non si tratta dell’ultimo miglio fisico, ma virtuale. L’applicazione più efficiente per raggiungere il pubblico ed interagire su base individuale. Quest’ultimo è un concetto molto interessante. Leggete cosa dice Andrea, in particolare sul perchè la vede così:

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In Widget We Trust (part 3) - 30 Risorse web e poche slide utili

In quest’ultimo post dedicato al tema widget vi propongo una carrellata per approfondire. Eccovi 30 link tra quelli che preferisco, più tre presentazioni interessanti.

1 - Lafra - widgets marketing: successo o flop?;
2 - Marketing Journal;
3 - Startup Review - Case widget YouTube;
4 - Buzzes;
5 - e-marketing Garden;

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L’analisi delle offerte promozionali: vendita a prezzo scontato di un numero predefinito di pezzi

La volta scorsa ho descritto una prima tipologia di offerta promozionale in cui tutti i prodotti sul mercato vengono venduti ad un prezzo scontato.
Passiamo ora ad analizzare un secondo caso, in cui definiamo anticipatamente un numero di pezzi in promozione, finiti i quali, il prezzo tornerà ad essere quello standard. Il nostro obiettivo resta comunque quello di fatturare 255.000,00 € nei tre mesi estivi.

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In Widget We Trust (Part 2): Andrea Paravicini di Manager.it racconta la sua esperienza

Andrea Paravicini è CEO di Manager.it, con oltre 50.000 iscritti una delle più importanti community online professionali in Italia. Durante una recente chiacchierata via email mi è sembrato entusiasta del successo dei suoi widget, allora ho approfittato per fissare il suo pensiero in 5 domande, a cui ha risposto con la consueta spontaneità e generosità, soprattutto alla numero 5. Eccole:

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In Widget We Trust (Part 1) - Il Banner del Futuro? Pro e Contro a Confronto

Molti sono abituati a pensare al widget come a qualcosa di relativamente limitato, buono per aggregare feed RSS o per il tracking delle spedizioni su UPS, per calcolare l’iban sul desktop o qualche altra utility. Allora ho fatto vedere ad alcuni di loro l’applicazione qui sotto, nata per celebrare il nuovo sito dei Beatles, realizzata dalla EMI su piattaforma Clearspring…. Metti i video e le foto a tutto schermo… bè, mi sembra qualcosa di più, no?

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Un widget così è una specie di canale tematico ambulante, nel senso che può stare dovunque nel web, su mobile oppure integrato nella TV digitale. Decido di approfondire, ed allora in questo post (primo di tre) provo a fare una rapida carrellata dei pro e dei contro sull’utilizzo del widget. In conclusione io ci credo, anche perchè i pro mi sembrano più dei contro… a meno che non ne abbia tralasciati alcuni. In questo caso ogni integrazione che vorrete fare sarà veramente importante per me.
In più, l’interoperabilità raggiunta dal lato tecnico ne fa qualcosa di ormai molto semplice da realizzare. Certo non tutti i problemi sono risolti, ma come dice Peter Paul Koch:

” It’s just html/css/javascript after all!”

Ecco i Pro e Contro che mi sono venuti in mente:

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PPT of the Week: Micro Pulse - come i contatti su social media impattano sul Brand

La presentazione della settimana è Micro Pulse di Chris Wilson, autore del blog The Marketing Fresh Peel. Il concetto chiave è il seguente:

“Social Media is not a strategy, it should support a strategy…”

Da salvare la slide n 68 - Social Media Plan…

… e la slide n 75 - Touch Cycle, in pratica il ciclo PDCA (Plan, Do, Check, Act) ripensato ed applicato al Social Media. In particolare la prima fase, chiamata “Choreograph Touches”, richiama il modo di progettare tipico del teatro o del cinema.

Ci sono vari riferimenti a casi concreti, anche per PMI. Enjoy!

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Una panoramica di modelli per monetizzare il web (ancora su Eric Clemons)

Se il modello di business basato solo sull’advertising sul web non funziona, quali modelli alternativi per monetizzare la propria presenza in rete? Ce ne sono moltissimi, ma tutti generalmente riconducibili al fatto che, su internet, puoi fondamentalmente “vendere” tre tipologie di “cose”:

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Perchè i modelli di business centrati solo sull’advertising falliscono su internet

Il tradizionale modello di business per cui la raccolta pubblicitaria porta la maggior parte dei ricavi, modello TV commerciale, su internet non funziona. Eppure lo sfruttamento economico di varie forme di online advertising sembra essere il principale strumento di business per i maggiori social networks occidentali, compresi MySpace e Facebook. In effetti non il massimo dell’innovatività.
Eric Clemons della Wharton Business School, a proposito dell’atteso crollo della raccolta pubblicitaria in USA, con ricadute negative anche per internet (in controtendenza ai dati europei ed italiani), ha una tesi che mi sembra chiara ed efficace, partendo da tre dati di fatto incontrovertibili:

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E se il motore di ricerca ti aiutasse a risparmiare?

E’ quello che fa Ask Deals, solo sul sito USA per ora. Funziona permettendo di redimere coupon promozionali da un database proprietario che raccoglie circa 1 milione di offerte da merchant e siti dedicati sia locali che nazionali. Di questa iniziativa mi hanno colpito tre aspetti: la rinascita del coupon, i trend di mercato delle ricerche online ed il modo di competere scelto da Ask nei confronti degli altri motori di ricerca.

Lunga vita al coupon

Lo strumento che rende redimibili le offerte su Ask Deals è il coupon, nella versione web o stampabile. Spendi 40 dollari e ne ricevi altri 40 attraverso un buono spesa per futuri acquisti, oppure articoli gratis in offerta, o con 30% di sconto, ecc. In questo modello il coupon, uno strumento da postal market dei tempi d’oro, torna sulla scena con un ruolo da protagonista. Va bene per tutti i canali, si presta benissimo via web, mobile (next wave per Twitter) ed anche ad essere socializzato attraverso le reti sociali o una banalissima email.

Trend di mercato delle ricerche online

Attualmente Ask è il quarto motore in USA, con il 3,9% di market share, dietro rispettivamente a Google, Yahoo e Bing (dati ComScore). Vuole crescere. Probabilmente il management di Ask ha visto i dati su chi realmente sta vincendo la corsa dell’utilizzo di ricerche sul web. Dalla sintesi di Jim Buckmaster (CEO di Craigslist), appare evidente che dagli ultimi dati sul mercato delle ricerche online, gli unici siti in trend positivo sono proprio Craigslist (+ 12%) e Facebook (+ 5%). Sono dati riferiti a maggio 2009, quindi parziali tanto più che non raccolgono la performance di Bing, ma indicano che classifieds e social networks avranno un ruolo sempre più importante anche tra motori di ricerca. Quindi assomigliare a qualcuno di questi siti può essere utile ad intercettare parte di quella crescita.

Il modo di competere di Ask.com

Il ragionamento adottato dal team di Ask allora può essere stato il seguente: “siamo in recessione, cresce la propensione a cercare offerte per risparmiare, aiutiamo la gente a trovare più efficacemente gli affari su internet. Essere i primi a fare un motore di ricerca dedicato agli sconti ci darà l’opportunità di guadagnare quote di mercato a danno dei concorrenti, troppo impegnati a fare accordi con Twitter per pensare ai clienti”.

Ed ancora avranno pensato: “siamo il search network con il più basso CPC tra i big (0,19 $ contro 0,55 di Yahoo e 0,72 di Google), proponiamo alle grandi catene commerciali di postare le loro offerte su Ask ed avremo qualcosa di simile a Craigslist, con l’affidabilità del negozio sotto casa”.

La trovata mi sembra calzante perchè orientata al comportamento reale degli “utenti” ed al particolare momento che viviamo (la crisi). Riuscirà a rosicchiare crescita a Craigslist? Riuscirà ad affermarsi come modello di social shopping? In caso di successo prepariamoci a vedere lo stesso servizio anche in Italia (Bakeca avvisata), UK, Francia, Spagna, Germania ed Olanda.

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