E’ attivo lo store online di CuteCircuit, la casa delle smart shirts.

E’ attivo lo store online di CuteCircuit, una delle case di innovazione che ammiro di più in assoluto. Un passo avanti verso la commercializzazione su larga scala di smart fabrics, abiti “intelligenti” grazie all’interazione di design, tessuti e tecnologia. Infatti, CuteCircuit si occupa prevalentemente di questo con una lunga serie di innovazioni in questo campo, dalla famosa hug shirt, la maglia che ti fa sentire la vibrazione di un abbraccio, al concetto di abiti come display, reso possibile dall’utilizzo di piccoli led luminosi capaci di attivarsi con il semplice movimento dell’indossatore. Siamo agli albori, ma grazie a varie tipologie di led luminosi, magari di tipo organico (Oled) gli sviluppi possono essere molto interessanti ed innovativi per il settore moda. Per il momento un grosso in bocca al lupo a Francesca ed alla sua squadra londinese di CuteCircuit!

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Smartphone e relazione con i clienti attraverso applicazioni anticontraffazione, e non solo.

La tecnologia degli Smartphone consente una maggiore potenza di calcolo, non comune ai normali cellulari, tale da rendere possibili applicazioni capaci di autenticare, tracciare, verificare l’autenticità di prodotti ed instaurare una relazione diretta con i consumatori. Queste applicazioni sono racchiuse in un acronimo: BLIS (Brand loyalty and integrity systems) e non sono altro che applicazioni per iphone, ipad e altri smartphone ormai oggi diffusi su larga scala. Gli ambiti ed i prodotti potenzialmente interessati sono quelli maggiormente colpiti dalla contraffazione ed un caso recente ha visto l’industria farmaceutica particolarmente attiva in questo campo, grazie a Covectra, leader del settore.

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Oltre la decenza…

Mauro (nome di fantasia) è uno dei miei 15 collaboratori, ha 55 anni, 36 di servizio in azienda, licenza elementare, 1.700 euro di stipendio mensili. Mauro è incazzato nero perchè l’azienda gli ha ridotto una indennità di oltre 60 euro. Me lo fa pesare tutti i giorni. In effetti quelli delle risorse umane hanno utilizzato una interpretazione un pò fiscale del contratto, cercano di risparmiare costi come non mai. Io sto proponendo loro di prendere in considerazione l’aspetto organizzativo oltre che quello meramente contrattuale, cercando di far capire che il ruolo di Mauro è importante, nonostante tutto. Ed in effetti lo è davvero.

Dopo il taglio, lo stipendio di Mauro è di circa 1.640 euro. In aggiunta, Mauro vuole la promozione a settimo livello perchè il suo lavoro in altre parti d’Italia, nella stessa azienda, lo fanno anche settimi livelli. Per questo Mauro si dichiara demotivato e non accetta di svolgere alcune mansioni tipiche del processo in cui è impiegato, tra cui l’inserimento di dati (pochi) nel software di controllo, utilizzando il pc. Mauro svolge il lavoro in turni rotativi da 7 ore e dodici e questo gli dà la possibilità di avere tempo per svolgere una seconda attività, un negozio di informatica.

“Antonio - dice - non ce l’ho con te, ma l’azienda non può continuare a calpestarci così, togliendoci la dignità, riducendoci lo stipendio all’osso in tempo di crisi”. Mauro, come i suoi colleghi, ha un nastro lavorativo obiettivamente largo. Per fare il suo a ciclo completo basterebbero in realtà 5 ore effettive di lavoro, così di fatto è come se avesse una pausa caffè di quasi due ore per ogni turno. Eppure si sente demotivato con 1.700 euro al mese, pensione assicurata, contributi e seconda attività da imprenditore.

Michele è un mio amico, 31 anni, ingegnere civile, genio della matematica, grande programmatore in php, precario. Nella stessa giornata fa un turno di lavoro al call center, tiene la contabilità ad un negozio di materiale elettrico e fa qualche ripetizione di matematica, appunto. Guadagna 940 euro al mese, proprio come il Moretti di “Generazione 1000 euro” e sta per sposarsi. Michele farebbe il lavoro di Mauro ad occhi chiusi, anzi camminerebbe in ginocchio per farlo. Darebbe un contributo infinitamente migliore, farebbe proposte per innovare il processo e avrebbe un rispetto indescrivibilmente più alto per il cliente finale. Michele è abituato a lavorare bene perchè sa che solo la qualità del suo contributo può portargli altro lavoro e quindi stabilità e crescita. Michele verrebbe a fare il lavoro di Mauro anche col 20% in meno di stipendio, anzi sarebbe comunque una salvata per lui e la futura neo-moglie. Michele, non riesce a pagare le bollette, Mauro fa l’imprenditore.

Michele smette di lavorare alle 22 tutti i giorni e non ha un momento di sosta, Mauro nel suo turno ha almeno un’ora e mezza di pausa caffè. Mauro si rifiuta di accendere il pc perchè non ha fatto nessun corso di abilitazione, anche se da casa scarica i film da emule per tutti i colleghi, ha lo smartphone più figo e va regolarmente su facebook. Nella sua pausa caffè Mauro si informa sulla pensione e chiede all’azienda un incentivo per andare via, da 30 a 50 mila euro. “Se non mi danno quello che dico io - dice - rimango al lavoro fino a 65 anni a non fare un cazzo!”

Morale: non voglio generalizzare, conosco persone che nonostante tutto danno ancora un contributo vitale all’azienda, ma se penso che gente come Mauro possa rimanere davvero in servizio fino a 65 anni e gente come Michele debba fare il precario per altri dieci mi si ghiaccia il sangue. Dentro di me, spero di cuore che quelli come Mauro vadano tutti a casa al più presto per dare più opportunità a quelli come Michele. Non mi piace dirlo, ma solo così le cose potrebbero cambiare davvero.

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Dentro l’azienda, una nuova categoria

Vi presento una nuova categoria: Dentro l’azienda. La scelta dipende da un cambiamento radicale e recente nel mio lavoro. Infatti in azienda non mi occupo più di marketing, ma sto facendo esperienza in fabbrica. Da sei mesi sono il responsabile di una struttura con 15 collaboratori diretti che mi aiutano governare un processo che dà lavoro a circa 130 tra operai e capisquadra. Un salto nel buio per me ma utilissimo, convinto come sono che solo andando nella pancia delle aziende si riesca a capire come migliorare. La costruzione di un brand di successo parte da lì. Poi, era arrivato il momento di sporcarsi le mani, di provare ad innovare sul campo. In fondo è questo che ho sempre voluto fare.

Fuori dagli ambienti ovattati di uffici e sale riunione il contatto con la realtà non è per nulla facile, quindi ho sentito il bisogno di scrivere ciò che vivo, per scaricare la tensione ed un pò anche per aggiornare questo blog più di frequente, aggiungendo una dimensione nuova legata più alla gestione di processi e uomini. Se volete, una rubrica di branding interno, per cercare di costruire innovazione attraverso piccole idee e gesti quotidiani piuttosto che con grandi progetti di comunicazione. Come dicevo prima, un brand di successo si costruisce partendo dalle fondamenta, dal prodotto.

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Social Marketing Compass

Dal mio Friendfeed apprendo del bel post su Mashable: 10 infographics sul social marketing. Tra tutti, quello più significativo mi sembra questo compasso di Brian Solis, creato per illustrare il social marketing nel recente libro Engage: The Complete Guide for Brands and Businesses to Build, Cultivate, and Measure Success in the New Web.

social media marketing

Mi piace perchè offre una bella mappa delle relazioni causa effetto tra iniziative (blog, social events, ecc.) e relativo impatto sulle emozioni/sentimenti a livello sociale. Anche le altre sono bellissime, grazie a Wired le infographics sono di gran moda anche in azienda…

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Cerchi il customer care della tua azienda? Non c’è un’app…

Ricordi il testo della fortunata pubblicità di iPhone? … Per qualsiasi cosa c’è un’app. Bè quasi, mi verrebbe da dire. Infatti, se è vero che ci sono oltre 150 mila applicazioni per iPhone, quante app decenti per servizi di customer care ti è capitato di vedere? A me pochissime. Più in generale, quanto tempo ci stanno mettendo le aziende italiane nel proporre una app decente per fini di customer care puro? Intendo app che aiutino il cliente ad interagire con l’azienda evitando estenuanti telefonate al call center, oppure code da qualche parte oppure che consentano operazioni evitando di inviare fax… (ebbene si a me è capitato spesso, nel 2010!).
Qualcosa di buono a riguardo si muove per alcune grandi aziende, guarda ad esempio le italiane presenti nel parco clienti della Promptu, che in effetti propone app votate al customer care. Ma le altre dove sono? O vogliamo continuare a considerare il modello di CRM basato esclusivamente sul canale call center e sui costi per singola chiamata, anzichè sulla qualità e sulla multicanalità della relazione?

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Eventlab: un’alternativa alla formazione tradizionale

Eventlab è un progetto di formazione fortemente innovativo nei settori Organizzazione Eventi, Marketing non convenzionale, Comunicazione Corporate e Web.

Il suo spot in home page recita: Non più master da 10 mila euro, ma prezzi economici, aule accessibili, contenuti aggiornati… Quanto basta per considerare interessante questa iniziativa di giovani professionisti della rete, perfettamente in linea con il trend internazionale che spinge verso contenuti di qualità low cost, sfruttando al massimo il potenziale della rete.

A proposito di contenuti di qualità, per il mese di giugno, segnalo il corso sul Social Media Marketing realizzato in collaborazione con la web agency PromoDigital.

Sarebbe bello che iniziative del genere evolvessero verso una versione italiana di modelli di formazione eccellenti come Supercoolschool.

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Nesquick coinvolge le mamme per riprogettare il sito dedicato a loro

Saicomemeloimmagino.it è lo strumento di co-creazione messo a punto da Nestlè per coinvolgere le mamme nella riprogettazione del sito web di Nesquick- area mamme. Cinque aree di discussione per esprimere un contributo su concept, contenuti, social strategy, creatività. Un open space virtuale dove ritrovarsi e lavorarci su con tanto di macchinetta del caffè (virtuale ovviamente). Ma oltre l’obiettivo tecnico, si realizza una community che nasce ancora prima del sito, attiva e vivace.

In fondo chi meglio delle persone destinate ad usare un sito può dire cosa vorrebbe trovarci? Oggi grazie alla tecnologia, agli strumenti social e alla presenza anche da noi di un nutrito ormai gruppo di tech-gente, questo è molto semplice. Lungimiranti le aziende che colgono questa opportunità, ottenendo benefici immediati come buona reputazione, fedeltà della clientela e pubblicità gratuita (come questa). Ed in bocca al lupo a chi ci sta lavorando (e complimenti!)

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Cosa può fare Twitter per un panificio? Un esempio reale

E’ bellissimo vedere quanto la rete sia utile a livello locale, conferendo una nuova dimensione di comunicazione proprio alle attività piccole, da quartiere. E’ il caso di una piccola attività di vicinato a Londra, Albion Cafè, che ha pensato bene di installare ed usare un Bakertweet.

Bakertweet è un aggeggio che consente di inviare un tweet ai propri followers nel momento in cui un prodotto caldo viene appena sfornato. Dal pane ad una delle molte varietà di biscotti che la casa offre, semplicemente pigiando il bottone, bello grosso per conformarsi al ditone infarinato del pasticciere. Guarda come funziona nel video qui sotto.

Risultati, in pochi giorni Albion bakery ha raggiunto la seconda posizione su google per le parole chiave “fresh bread in London” e raccolto oltre 1600 followers su Twitter. In fondo, se pensate che una farmacia in un quartiere popoloso può raccogliere qualche migliaio di clienti anche da noi, quante cose su questa falsariga si potrebbero pensare per attivare una comunicazione in tempo reale con i propri clienti?

Il tutto nasce da una idea di Poke, che guarda caso si trova proprio nella stessa strada dell’Albion cafè, quando si dice che la necessità aguzza l’ingegno…

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Sai cos’è una Buyer Persona?

Nel progettare soluzioni web, un passo decisivo è individuare e descrivere profili di utenti a cui dare non solo delle coordinate sociodemografiche, ma a cui attribuire un carattere, un nome, una attività. Un identikit del cliente reale o solo potenziale che aiuta a progettare contenuti ed aree del sito in maniera coerente e soprattutto centrata sulle persone che entreranno in contatto con noi sul web. Questi avatar di riferimento sono comunemente chiamati Buyer Persona, progettare partendo da loro aiuta ad identificare il fabbisogno informativo dell’opera, oltre ad allocare variabili quali link e pubblicità mirata in funzione di cosa la buyer persona di riferimento di quella pagina si aspetterebbe di trovare in quell’area del sito.

Ci sono molti esempi di aziende che hanno riprogettato con successo la loro presenza in rete partendo da questo concetto, di cui una descrizione dettagliata è consultabile in questo post di David Meerman Smith. Inoltre segnalo un blog dal titolo inequivocabile incentrato sulle buyer personas e su come identificarle.

Sapere quanto si conoscono le proprie buyer persona aiuta ad evitare che il sito sia autoreferenziale, un “peccato originale” tanto ricorrente quanto nefasto per molte iniziative web. Infine, ovviamente il web è un pretesto, questa tecnica è validissima tutto il marketing di qualsiasi azienda.

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Nike Mobile: Mobile marketing all’avanguardia

Nike si conferma brand capace di regalare applicazioni mobile in grado di colpire le passioni dei propri “clienti”. Dal 27 gennaio è online NikeMobile, con una applicazione legata a Nike Football e quindi dedicata al calcio (è l’anno dei mondiali appunto).
A parte la novità del momento, confesso che sono un fan di Nike ID, ed infatti segnalo Photo ID, applicazione non recentissima (fine 2008) ma ancora tra le mie preferite (nel video qui sotto).

Infine, le applicazioni Nike Mobile sono compatibili con più di 180 modelli diversi di telefoni, una strategia lungimirante per ricordare a tutti che non si vive di solo iPhone. La differenza forse sta nel fatto che su altri telefoni si trasferiscono pezzi di servizio, mentre su iPhone è possibile replicare il servizio per intero, come l’applicazione della stessa Nike ID per iPhone.

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L’anno della Augmented Reality

Se ne parla da tempo, sembrava lontanissima dal realizzarsi. Invece, eccola qua. La realtà aumentata ha avuto un piccolo boom negli ultimi mesi, grazie soprattutto al mercato delle applicazioni per smart phone. Siamo ancora all’inizio, ma possiamo già ammirare esempi che spaziano dalla creatività pubblicitaria con Lego, Adidas e Ikea alla condivisione di informazioni su luoghi come Wikitude o Layar, alla generazione/condivisione di eventi o viaggi come Gowalla.

Sinceramente penso che la realtà aumentata possa dare un grande contributo in tantissimi campi, dal turismo al commercio, dall’architettura alla formazione didattica, dal packaging alla progettazione di prodotti e processi industriali… tantissime applicazioni di realtà aumentata potrebbero trasformarsi in un potenziale business di successo.

Intanto ecco qualche esempio… (grazie Andrea)

Lego

Wikitude

Realtà Aumentata ed educazione

Tat Augmented ID

Ben 10 Mouthoff (lo ammetto questa l’ho vista con i bimbi)

Ed infine una presentazione di Layar

Ed Una carrellata di progetti di AR

Guarda altre presentazioni sulla realtà aumentata ed anche più video qui.

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Non guardarti l’ombelico, ecco perchè serve la Open Innovation

In azienda è molto comune, quasi naturale direi in certi casi, osservare e spiegare le cose a partire da ciò che avviene al proprio interno, con una scarsa e sempre secondaria visione di ciò che avviene fuori, nella mente e nella vita vera delle persone. Come diceva un mio vecchio manager: abbiamo lo sguardo rivolto al nostro ombelico. Così accadono episodi che hanno dell’incredibile nel rapporto con i clienti e nella progettazione di prodotti, servizi e campagne marketing.
Per evitare di fermarsi a guardare solo il proprio ombelico esiste oggi un grande strumento, la Open Innovation, fondamentale quando si vuole fare innovazione, soprattutto per non cadere in errori nella gestione di due elementi chiave da fronteggiare:

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Il Cloud Computing ed il piano visionario della Western Union nel 1965

Mr. Acheson era un dirigente della Western Union è firmò nel 1965 un piano strategico che, riletto oggi, ha dell’incredibile. Egli avanzava l’idea di trasformare la sua azienda in una Information Utility, che avesse come scopo la conservazione e la distribuzione di informazione a vantaggio di qualsiasi agente sociale, politico ed economico, in tempo reale attraverso reti di computers per rendere possibile l’adozione di decisioni informate per chiunque. Ecco un estratto particolarmente significativo:

cloud computing in 1965

Il suo disegno ovviamente non si realizzò, era troppo avanzato per i suoi tempi forse, ma quella della Information Utility non è ancora una buona idea?
Vale la pena leggere il documento originale ed il post di Nicholas Carr.

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Top 10 internet campaigns of the decade (2000 - 2009)

La migliore campagna pubblicitaria su internet del decennio è quella che non è mai andata in onda, ovvero l’esperimento del geyser fatto con Diet Coke e Mentos, realizzato da Eepybird nel 2006. Questo il responso di un panel molto qualificato di esperti interrogato da GoViral, leader in Europa nel content propagation online. Secondo e terzo posto per Dove Evolution e Blendtec - Will it Blend, sempre del 2006, l’anno più creativo secondo gli esperti. Quarto posto per le Heidies di Diesel del 2007. Leggi la top 10 completa qui.

Le campagne premiate, oltre ad incontrare il favore dei giudici, hanno incontrato il favore del pubblico, dal momento che sono le più cliccate del web. Il loro è un successo viral, prima di tutto.

Negli ultimi anni sembrerebbe esserci stata più Long Tail e meno creatività, con social network al centro di campagne sempre più integrate, come il caso di successo della campagna di Obama del 2008 ha dimostrato. Grazie alla tecnologia di cui disponiamo oggi, abbiamo scoperto un giocattolo new media nuovo, tra webTV, social media e mobile, ne stiamo ancora comprendendo bene dinamiche e meccanismi. Fatto questo, avremo una rete un pò meno noiosa?

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5 motivi per cui la tua azienda dovrebbe avere un blog

social media marketing and blogs

Secondo una recente ricerca di Vertical Response, il 68% delle piccole imprese americane dichiara di volere incrementare la spesa in social media marketing nel 2010. Quasi l’80% delle aziende intervistate dichiara di non avere in programma nessuna campagna radio o TV. Vale la pena allora rilanciare una interessante top 5 per accendere la curiosità delle PMI italiane.


1 - Perchè è cambiata la distribuzione dei contenuti

C’è qualcuno che legge ancora la Guida Monaci cartacea, o le Pagine Gialle cartacee? E’ tutto su internet, sempre più convogliato da feed RSS, che consentono a chiunque di creare e gestire una vera e propria centrale di distribuzione media (non solo post ma audio e video).

2 - Approccio Low-cost

Pur essendoci un costo (nulla è gratis) per una attività social media ben fatta si spende infinitamente meno di una normale attività media tradizionale.

3 - Inbound vs Outbound Marketing

Un blog consente di attirare visitatori (quindi potenziali clienti) in base alla qualità dei contenuti, non attraverso lo spamming di email (outbound). Questo ha un effetto non invasivo verso gli utenti ed aiuta a stimolare la creazione di contenuti sempre migliori da parte degli autori. L’immediata conseguenza è che gestire i contenuti del sito web diventa un’attività cruciale, quindi non basta più il copia/incolla dei siti brochure.

4 - Referral gratuito mai così facile (e mai su questa scala)

Se produci contenuti di qualità i lettori ne parleranno ai loro contatti, creando un effetto passaparola difficilmente replicabile con altri canali, sia per ampiezza di popolazione ed aree geografiche raggiungibili che per rapidità della propagazione. Questo funziona molto con i video, ultimamente. Sarà per questo che decresce la spesa in spot TV per le PMI?

5 - C’è una tendenza ineluttabile, prima o poi tutti i siti saranno così, quindi meglio prima che poi.

Che si gestisca un business, una organizzazione non-profit, una parrocchia, un museo, una banca, una consulting firm, un’agenzia immobiliare, oppure che si tratti di un autore, avere un sito che non abbia alcune caratteristiche dei blog ha sempre meno senso. Il sito web deve essere un luogo pulsante, un posto vivente e vivo. Quindi tanto vale rendersene conto prima dei competitor e fare in modo che Google cominci a fare il suo mestiere.

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7 Brevi risposte a chi è scettico verso Creatività ed Innovazione

Mentre sono “lost in gallery”, ovvero fermo per problemi tecnici sul treno in galleria tra Roma e Firenze, provo a buttare giù sulla mia moleskine alcuni pensieri su creatività ed innovazione, un pò per tenerne traccia ed un pò per rispondere alle reazioni di chi normalmente è diffidente verso tutto ciò che è innovazione/creatività. L’ho fatto anche per darmi coraggio, dato che nel lavoro che mi hanno appena affidato la sida più grande è proprio quella di riuscire ad innovare rispetto al recentissimo passato. Ovviamente lungi da me ogni velleità di essere esaustivo sul tema, ma ecco cosa ne viene fuori:

1 - Quando ti dicono (con aria di disprezzo) che creatività ed innovazione sono “chiacchiere poco concrete”….

Rispondi che Creatività = Fantasia + Concretezza. Gruppi di lavoro composti da soli elementi fantasiosi producono progetti ed idee velleitarie; Gruppi fatti da soli elementi “concreti” producono burocrazia. Quindi in realtà molti dei detrattori della creatività, non sapendo esattamente cosa sia, non si sono accorti di essere diventati solo dei burocrati.

2 - Si, ma in concreto, come si fa?

Per realizzare Creatività ci vuole Innovazione. Come si innova? Focalizzandosi. Non c’è bisogno di fare tutto (o tutto quello che facevamo prima), prendiamo le cose che sappiamo fare e facciamole ancora meglio.

3 - Quali condizioni per realizzare creatività ed innovazione?

Obiettivi chiari e condivisi (o condivisibili); Clima di entusiasmo (e noi ce ne abbiamo a iosa direi, no?); Leadership carismatica (e questa dovremmo avercela, siamo o no cinquanta milioni di commissari tecnici?).

4 - Si, ma questa è solo teoria, non ci crede nessuno perchè poi tanto nella pratica è tutto un metterlo a quel posto a tutti…

Ed infatti l’arma più potente per innovare è l’esempio. Produci un solo caso di successo e per imitazione tutti cercheranno di replicarlo, con la conseguenza che il cambiamento rischia di avvenire per davvero. Se l’Italia è così poco innovativa è perchè abbiamo poche persone in grado di dare l’esempio, soprattutto ai livelli più alti…

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The Blog Cycle

Realizzare un’attività nel campo dei social media richiede disciplina e metodo, fatto di persone, attività e processi. Questo aiuta chi vuole investire a capire che, se vuole il successo, ha bisogno di persone, processi e tecnologie. Troppo spesso molti committenti (non solo aziende ma anche agenzie di comunicazione) non hanno chiara la correlazione tra un processo strutturato ed il successo dell’iniziativa. A questo proposito è illuminate questo post su Webtrends.

Nell’immagine sotto il titolo, fatta a mano da me ricalcando lo stesso schema su Webtrends, ma che ovviamente è venuta molto peggio, c’è una sequenza dettagliata delle attività da svolgere. L’ho ribattezzata The Blog Cycle.

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The Gambling Marketing Series #2 - Il Poker Online, utenti in crescita ed incassi milionari

Guest Post di Andrea Nicosia di CasinoOnline.it.

Nel precedente articolo abbiamo visto come il mercato dei casino on line in Italia sia in crescita, trainato dal poker online. Secondo le proiezioni di ottobre di eGaming Review, il 2009 si dovrebbe chiudere con un giro d’affari generato dai siti regolamentati di poker online stimato appena sotto i 18,7 miliardi di Euro, rendendo l’Italia il maggiore mercato europeo per il gioco e le scommesse online. Già dal 2006 il nostro paese ha superato il Regno Unito, assicurandosi la prima posizione in Europa e la terza nel mondo in questo settore. Il sorpasso è in parte giustificato dalla decisione di molte compagnie inglesi di spostare la propria sede off shore, in parte dall’aumento dei giocatori italiani e delle partite giocate.

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The Gambling Marketing Series # 1 - Il Gioco Online, un mercato che non conosce crisi

Guest Post di Andrea Nicosia di CasinoOnline.it.

E’ curioso vedere, in tempi di crisi, quali sono i settori in controtendenza che vedono il loro giro d’affari incrementare notevolmente. Un settore in piena esplosione è quello dei casinò online. Più di uno studio ha dimostrato che in momenti di crisi tendono a crescere le spese per generi di conforto e voluttuari, come forma di reazione alla situazione. Però sorprende vedere l’incremento delle quote di mercato dell’industria del gioco online. Grazie al traino del poker, il settore del gambling online stacca quelli più noti delle scommesse sportive e delle lotterie istantanee.

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