Social Democracy
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Posted 16 giorni ago

La SISSA di Trieste ha pubblicato di recente uno studio volto a dimostrare l’applicabilità di modelli matematici di analisi sociale ai social network.

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Zopa diventa Smartika, finalmente riparte il Social Lending
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Posted 36 giorni ago

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Social Movie Marketing Madness
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Posted 39 giorni ago

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The Animated History of the iPhone
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Posted 41 giorni ago

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Interesting Web Businesses #1: Deezer
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Posted 48 giorni ago

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Interesting Web Businesses #0: il Canvas come strumento di analisi
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Posted 48 giorni ago

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Social Media Policy
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Posted 59 giorni ago

Ad ogni azione corrisponde una reazione.

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I principali trend di mercato in Italia
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Posted 67 giorni ago

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Si afferma l'internet on-the-go, Apple pigliatutto
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Posted 83 giorni ago

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Una giornata con AMM and more ed altri personaggi interessanti
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Posted 88 giorni ago

Anche se un pò in ritardo, ecco il resoconto della presentazione del nuovo marketplace italiano dedicato ai media alternativi: AMMandmore, dello scorso 5 ottobre alla SIAM di Milano.

L'idea
AMM Alternative…

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Social Democracy

La SISSA di Trieste ha pubblicato di recente uno studio volto a dimostrare l’applicabilità di modelli matematici di analisi sociale ai social network.

In sintesi, il risultato dello studio dimostrerebbe che i social users tendano ad essere conformisti, ad allinearsi alle opinioni espresse dalla maggioranza degli users , indipendentemente dalla natura dell’argomento trattato o dalla tipologia di preferenza esprimibile (“likae, “don’t like”, ranking da 1 a 5, etc.).

Ci sarebbe, insomma, una fisiologica tendenza del sistema social verso la stabilità, che confermerebbe la validità della teoria dell’equilibrio formulata dallo psicologo Fritz Heider per cui:
- l’amico di un mio amico è mio amico;
- Il nemico del mio amico e mio nemico;
- l’amico del mio nemico è mio nemico.

L’espressione dell’opinione individuale del social user sarebbe pertanto influenzata, orientata e quindi falsata dalla maggioranza.
Lo studio è stato condotto, udite udite, non su Twitter, non su Facebook, non su Linkedin, ma su Epinions, Slash Dot, WikiElections !

Per WikiElections, valga la definizione dei ricercatori: “I ricercatori hanno definito “WikiElections” la rete assemblata in base ai risultati di valutazioni interne tra gli amministratori delle pagine della ben più famosa Wikipedia. Epinions è una community di utenti che si scambiano pareri negativi e positivi su una ampia gamma di prodotti e sull’affidabilità del medesimi utenti; idem per Slash Dot, che è limitata all’IT.

E’ evidente che il campo di analisi è circoscritto ad una determinata tipologia di social, cioè la community tematica in cui i topics sono esclusivamente recensioni su prodotti di specifiche categorie merceologiche.

Non penso che il comportamento di questi users sia estensibile ai grandi SN, ma sia al contrario assimilabile al comportamento degli users del marketplace online per eccellenza: anche EBay, infatti, si basa su un sistema aperto di reviews negative e positive sui prodotti in vendita, ma anche (soprattutto) sugli utenti lato vendita o lato acquisto.

Credo, al contrario che i social network siano per paradosso sottoposti alla “dittatura del singolo”, anziché della maggioranza: per fare un esempio pratico, usando Tripadvisor nella ricerca di un albergo, mi è spesso capitato di dare più credito e rilevanza ai giudizi “scarso”o “pessimo”, che secondo la stessa Tripadvisor sono la minoranza, piuttosto che ai giudizi positivi, che vengono espressi dalla maggioranza dei Tripadv Users.

Ritengo che lo sforzo, legittimo, di studiare i SN in modo scientifico non debba anteporsi mai alla vera social user experience, che è libera, autonoma ed individuale. Voi cosa ne pensate ?

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Zopa diventa Smartika, finalmente riparte il Social Lending

Dopo il recepimento della Direttiva Europea sui pagamenti, che darà vita a sviluppi davvero interessanti, una ricapitalizzazione e la fine del contratto di franchising tra Zopa e Zopa Italia, il servizio finalmente rinasce sotto nuove insegne. Zopa Italia si chiamerà Smartika e sarà un Istituto di pagamento.

Dopo le traversie del 2009, l’attività di Zopa, il primo servizio italiano di social lending era di fatto cessata garantendo la continuità per i soli prestiti contratti prima del provvedimento di cancellazione della Banca d’Italia. Un duro colpo a tutto il Social Lending in Italia e non solo.

Con Smartika, prestatori e prenditori avranno dei conti di pagamento su cui transiteranno le operazioni sia in entrata che in uscita, in modo da rendere i fondi totalmente separati dalle disponibilità di Smartika, che fungerà da piattaforma di pagamento (qui e qui dettagli su come funziona). In questo modo Smartika può ripartire e con essa il Social Lending in Italia. Buona fortuna.

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Social Movie Marketing Madness


Definire una strategia di marketing cinematografico vincente sui social media: impresa ardua, per una serie concomitante di fattori:
1) La tipologia di prodotto: il prodotto film è in realtà un prototipo nel senso industriale del termine, in quanto opera di ingegno che non si presta a riproducibilità o a processi di standardizzazione;
2) Il ciclo di vita del prodotto: pur in presenza di uno sfruttamento commerciale progressivamente più duraturo, il film ha un ciclo di vita “bipolare”, diviso tra il lancio nelle sale (theatricals) ed il successivo lancio in home video.
3) Stakeholders coinvolti: la filiera cinematografica investe players dal peso variabile secondo il film da realizzare (società di distribuzione, produzione, esercenti cinematografici, cast artistico, etc),
In questo scenario, la fanno da padrone i colossi dell’entertainment digitale, per i quali il social movie marketing è solo un aspetto di ben più complesse strategie industriali e commerciali. La caratteristica delle multimajors è che incorporano sotto un unico marchio la quasi totalità della filiera, compresi i diritti di utilizzo e di immagine del cast artistici (composti da personaggi di animazione coperti copyright). Se la Disney si configura come social top brand (dati SocialBakers) e agisce a livello social come interlocutore diretto con gli users, menzione speciale merita la Dreamworks.
Per il lancio di Kung Fu Panda 2, Dreamworks ha collaborato con Zynga per utilizzare CityVille, il più diffuso gioco virtuale su facebook (ca. 88 milioni di giocatori nel mondo): i giocatori potevano inserire sale cinematografiche a marchio Kung Fu Panda nella loro città per una settimana, dovendo interagire ogni giorno con cinque personaggi del film per l’affitto da riscuotere e aumentando così l’engagement e l’interazione diretta con il prodotto. I giocatori con il più alto guadagno dall’affitto hanno poi avuto in premio una statua King Fu Panda da inserire in modo permanente nella loro città.
Inoltre, i giocatori sono stati incoraggiati a postare queste azioni sui loro profili personali Facebook o Twitter, moltiplicando esponenzialmente la visibilità e l’esperienza collegata al prodotto.

Si è aperta una porta: i social network saranno la nuova frontiera del cinema e dell’entertainment digitale?

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The Animated History of the iPhone

CNET UK Presents: History of the iPhone, dedicated to the memory of Steve Jobs from Drew Stearne on Vimeo.

Un video bellissimo e pieno di dati sullo sviluppo dell’information technology. Pensavo a cosa sarà tra trent’anni…

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Interesting Web Businesses #1: Deezer

Come primo caso di questa serie capita a pennello l’imminente lancio in Italia di Deezer (14 dicembre 2011 updated: 19 dicembre 2011). Ci muoveremo così: prima una descrizione con informazioni sull’azienda e poi una nostra ipotesi di Business Model Canvas, su cui chi vuole può intervenire con commenti, osservazioni, integrazioni.

Continua

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Interesting Web Businesses #0: il Canvas come strumento di analisi e discussione

In questa serie esamineremo alcune delle più interessanti iniziative imprenditoriali sul web, utilizzando lo strumento del Business Model Canvas, pubblicato nel fantastico testo Business Model Generation di Alex Osterwalder e che consiglio a tutti di acquistare. Nel video qui sotto una descrizione del canvas.

Per ogni azienda in questa serie, sulla base delle informazioni disponibili in rete, proveremo a descriverne il business model utilizzando il canvas, ovviamente senza nessuna pretesa di essere esaustivi. Sentitevi liberi di commentare, anzi vi invitiamo a farlo, in modo da integrare il tutto con le vostre osservazioni.

Segnalateci iniziative o start up, anche locali a cui dare visibilità inviando una mail ad antonio (at) belowthebiz.com. Magari potremmo esaminarle insieme ed avere una bella raccolta di casi aziendali di successo, che di questi tempi sarebbe anche un bel segnale…

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Social Media Policy

Ad ogni azione corrisponde una reazione.

Alla libertà di una comunicazione sociale, aggregativa e spontanea, si contrappone il tentativo di dirigere – nel senso di “dare una direzione prefissata” – la comunicazione stessa.

Ovvio e prevedibile, se il web 2.0 entra nelle aziende: qui l’informazione è una commodity e il controllo delle informazioni può generare valore aggiunto, vantaggio competitivo, strategie e tattiche.

La direzione viene allora indicata, in modo più o meno cogente, attraverso la social ( o blogging) media policy, insieme di regole che un individuo è tenuto a rispettare nell’utilizzo dei social network per conto o in nome di un’organizzazione.

Il terreno è minato, dal momento che sono labili i confini tra comunicazione individuale, istituzionale, sociale. Occorre ricercare una via nel brodo primordiale del web 2.0, lo spazio naturale dove il social incontra il business: l’università .

Secondo una ricerca della University of Massachussets Dartmouth il 44% dei college americani si è dotato di una blogging media policy nel 2010, a fronte del 32% dell’anno precedente.

Tra i college, spicca la social media freedom di Harvard, “culla” di Facebook: poche sintetiche indicazioni, che riguardano prevalentemente il rispetto del diritto d’autore e della privacy sui blog, in un contesto di spensierata anarchia, in cui, ad esempio, i blog dei docenti possono avere o non avere le insegne ufficiali, a discrezione dei docenti stessi.
Di più: la stessa piattaforma di sviluppo della zine ufficiale, la Harvard Gazette, è WordPress, i feed sono il primo strumento di interazione con la community, si incentiva l’uso dell’opengraph a tutti i livelli e si monitora l’engagement attraverso strumenti no cost (google analytics). Insomma, Harvard comunica e interagisce nelle medesime modalità del più dilettante blogger del mondo: il messaggio è chiaro, la politica è vincente, i (pochi) limiti pure.

Di contro, Princeton, istituto tradizionalmente conservatore, adotta una social media policy organica ed integrata per blog, fb, tw, yt, limitandosi tuttavia a consigliare, non ad imporre (né a controllare) determinati format o contenuti di comunicazione istituzionale. Anche Princeton è per la social media freedom.

Questo atteggiamento viene puntualmente premiato dagli users: nella classifica dei 100 college più social, Harvard occupa la seconda posizione, Princeton la sedicesima. Entrambe, insieme a Yale, sono quindi molto apprezzate dagli studenti.

Poi… ci sono i cattivi: da una lista di 15 college che attuano restrizioni di varia natura al social, spicca il New Jersey Insitute of Technology, che si è dotato di un sw, Udiligent, addirittura repressivo. Udiligent e monitora il contenuto di tutti i topic e post degli iscritti all’istituto, andando a restituire un warning agli amministratori in caso di discussioni ritenute lesive o pericolose per il college, esponendo gli autori delle conversazioni ad un articolato sistema di sanzioni.

Il New Jersey Insitute of Technology, e con esso gli altri 14 della lista, sono fuori dalla top 100 social.
I grandi college non hanno paura del social, i piccoli sì: i grandi diventeranno sempre più grandi, i piccoli resteranno sempre piccoli.
E le aziende cosa fanno ?

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I principali trend di mercato in Italia nell’ultimo anno

Da un convegno di qualche mese fa (giugno 2011) porto a casa e condivido alcuni dati sui principali trend italiani secondo il Monitor 3SC di GPF. La fotografia d’insieme è riassunta nella chart qui sotto.

All’interno di questa schematizzazione le “correnti” maggiormente in crescita nel 2010 sono invece le seguenti:

Le principali correnti possono raggrupparsi in 3 principali tendenze:

– Edonismo
– Innovazione dal basso
– Etnocentrismo

Edonismo ed Innovazione dal basso riflettono l’interesse ed il fermento che si percepisce per gli strumenti social media e rispettivi processi partecipativi. Dal modo di fare business alla pubblica amministrazione, alla politica.

Etnocentrismo invece è un trend negativo, dettato dalla paura per il futuro, dalla resistenza al cambiamento, dall’eccesso di localismo.

La corrente Etnocentrismo si integra nella cultura Piccolo borghese e tradizionalista, che pesa poco meno del 40% del totale. Una fetta ancora piuttosto alta, che dà l’idea di un paese bloccato.

Riguardo il dettaglio delle singole correnti, personalmente sono rimasto un pò stupito che la corrente più in crescita sia quella chiamata “Goodwill pubblicità”, composta da persone che dichiarano di amare la pubblicità, di seguirla con interesse, ecc. Per quel poco che posso vedere io non mi pare che ci sia un maggiore interesse verso la pubblicità in quanto tale.

Forse, esiste più attenzione da parte del pubblico verso un certo modo di fare pubblicità di recente in voga anche nel nostro paese. Ad esempio, campagne pubblicitarie più coinvolgenti, che assomigliano a racconti, da spezzettare in episodi disseminati lungo tutto lo spettro dei media. E’ il successo del principio che anche i prodotti di consumo siano delle costruzioni culturali, da costruire, alimentare e raccontare attraverso contenuti di qualità.

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Si afferma l’internet on-the-go, l’Europa premia Apple

Secondo una recente ricerca di comScore, nei 5 paesi guida in Europa (Italia, Francia, Spagna, UK, Germania) il consumo digitale di media tramite le varie piattaforme é in aumento, sostenuto dall’aumento dell’utilizzo dei così detti “connected devices”, ovvero smartphone, tablet ed altri dispositivi collegati ad internet ad esclusione del classico computer. Ad agosto 2011, questi dispositivi rappresentavano il 4,6% del traffico digitale complessivo.

“Mentre l’aumento nell’uso di smartphones era stato finora riconosciuto come notevole contributo alla rapida crescita di mobile media in Europa, stiamo ora cominciando a vedere come anche tablets ed altri connected devices stiano giocando un ruolo crescente,” ha detto Jeremy Copp, VP Mobile a comScore Europe. “Con l’aumento delle opzioni disponibili per consumare media digitale on-the-go come mai prima d’ora, molti utenti accedono a contenuti online utilizzando diverse piattaforme in una stessa giornata. La frammentazione è un aspetto chiave per editori e pubblicitari, sempre più alle prese con piani media “alternativi” (vedi Out-of-Home Media).

Un pò di numeri
Nel trimestre conclusosi ad agosto 2011, 91,4 milioni di utenti di telefonia mobile in EU5 hanno dichiarato di utilizzare smartphones, +46% rispetto al 2010. Symbian cede il passo ad Apple iOS, che con il 30, 5% del mercato cellulari + connected devices (tablets, ipod, esclusi e-readers) detiene ora il primato, grazie alla popolarità di iPad e iPod Touch. Symbian arriva secondo, rappresentando il 28,7% di tutti i dispositivi utilizzati, seguito dalla piattaforma Android con il 23,5%. La politica di piattaforma di Apple paga, così come la strategia commerciale dedicata al mass-market per una rapida adozione del mercato.

Uno sguardo più ravvicinato alla composizione dei dispositivi di ogni piattaforma rivela differenze interessanti. La quota di Symbian riflette smartphones Symbian, mentre metà dello share di iOS é influenzato dalla presenza di una piattaforma che comprende iPad e iPod Touch. Per Android i Tablet pesano solo il 16% della quota complessiva, sinceramente mi sarei aspettato di più.

Il traffico internet da questi dispositivi proviene per il 60% da devices Apple. Di questo 60%, il 43% si spiega solo con iPad. Sull’utilizzo di un browser da device mobile seguono Android con uno share del 20,9%, RIM (Blackberry) con l’8% e Symbian con solamente il 2,7%. Chi ha Symbian praticamente quasi non naviga sul web da cellulare o smartphone.

Il consumo on-the-go di media digitali, di servizi internet e di intrattenimento si allinea sempre più a ciò che avviene in altri settori di consumo, dove lo stesso trend (on-the-go, out-of-home, ed ogni altro modo di chiamarlo) riscuote analogo successo e modifica prodotti e marketing. Dall’analisi dei dati per Pease, i settori in cui l’Italia è sotto la media sono diffusione di news e vendita di applicazioni dedicate per tablet/smartphone. Facile prevedere che saranno questi i segmenti a maggior crescita nei prossimi mesi.

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Il punto sul marketing alternativo con AMM ed altri personaggi interessanti

Anche se un pò in ritardo, ecco il resoconto della presentazione del nuovo marketplace italiano dedicato ai media alternativi: AMMandmore, dello scorso 5 ottobre alla SIAM di Milano.

L’idea
AMM Alternative Media Marketplace è uno strumento di lavoro dove aziende possono trovare idee di comunicazione alternativa ed agenzie per realizzarle. E’ molto pratico: ci sono due sezioni, una dedicata alle aziende che vogliono acquistare pubblicità e l’altra dedicata a venditori di spazi alternativi. Si va dal cartone della pizza al truck-media, ovvero la pubblicità sui TIR, ecc. Inoltre, si può avere un’idea e concludere direttamente l’acquisto o la pianificazione di una campagna, tutto rigorosamente low-cost. Riprende le esperienze vincenti di DOmedia negli USA e Getmemedia in UK, giusto per citarne due tra le prime.

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